La terza religione d'Italia sotto tiro

Di Sandro Magister, L'Espresso 3 agosto 2000
 

A un passo dall'intesa con lo Stato

I Testimoni sono a un passo dall'intesa con lo Stato. Ma hanno contro ministri, vescovi, ex seguaci. Che li accusano di lavare i cervelli. E loro? La fede è un gran bel film. Con finale a sorpresa... Hanno per motto le parole dell'Apocalisse: «Io sto alla porta e busso». E picchia picchia i Testimoni di Geova, terza religione d'Italia dopo cattolici e musulmani, ce l'hanno quasi fatta a spalancare la porta dello Stato. L'intesa è pronta, l'hanno firmata il 20 marzo Massimo D'Alema e il presidente dei Testimoni Valter Farneti. Appena il Parlamento l'avrà approvata, anche i Testimoni di Geova avranno così sulla cartella delle tasse la loro casella dell'8 per mille: 4 miliardi ogni 100 mila firme raccolte. Come già i cattolici, i protestanti, gli ebrei e presto i buddisti.

Ma per loro no, il via libera delle camere non si annuncia per niente pacifico. Lo scorso 21 gennaio, in Consiglio dei ministri, D'Alema che sosteneva l'intesa si trovò contro Lamberto Dini, Rosi Bindi, Sergio Mattarella, Patrizia Toia e Agazio Loiero. In precedenza un altro ministro, Gianguido Folloni, s'era messo di traverso. E prima ancora un'altra ex ministro, Ombretta Fumagalli Carulli, aveva firmato con una ventina di colleghi un'interrogazione zeppa di accuse. Nessuna altra intesa tra lo Stato e una religione in Italia ha avuto una gestazione più lunga e travagliata di questa con i Testimoni di Geova, cominciata nel lontano 1977. Contro nessuna altra religione rivale la Chiesa s'è più agitata. Ministri cattolici, parlamentari cattolici, gruppi antisette, vescovi, gesuiti: tutti contro. E in più i fuorusciti, gli ex Testimoni. Che hanno rivolto alle camere una petizione popolare contro la loro ex casa madre, sottoscritta da quasi 20 mila cittadini.

Le ultime bordate le hanno sparate pochi giorni fa, proprio alla vigilia dell'esame dell'intesa nella Commissione affari costituzionali della Camera, "La Civiltà Cattolica" e "Avvenire": portavoce l'una del Vaticano e l'altro della Conferenza episcopale. Sulla "Civiltà" padre Giuseppe De Rosa ha rinfacciato ai Testimoni di Geova di «odiare» lo Stato. E su "Avvenire" il giurista Giuseppe Dalla Torre, testa d'uovo del cardinale Camillo Ruini, ha rincarato: «Creano allarme sociale, ci sono famiglie che lamentano la rottura di rapporti da parte di componenti che si sono fatti Testimoni, ci sono denunce».

In Italia i primi Testimoni di Geova sono comparsi nel 1903 a San Germano Chisone, nelle valli valdesi sopra Torino. Paolo Naso, lui stesso valdese, in un bel libro appena stampato da Baldini & Castoldi dal titolo "Il mosaico della fede. Le religioni degli italiani", ricostruisce questi inizi. Venivano dall'America quei primi Studenti biblici, come allora si chiamavano. E la loro prima congregazione la fissarono a Pinerolo. I pastori valdesi che li accolsero non ebbero dubbi: considerarono i nuovi venuti dei cristiani a tutti gli effetti. Nonostante non credessero nella divinità di Gesù e nella Trinità.

Loro fondatore era un ex presbiteriano e poi avventista, Charles Taze Russell. Predicava la fine imminente di questo mondo malvagio e l'avvento in terra del Regno di Dio. E quindi infondeva nei suoi seguaci l'attivismo febbrile della grande vigilia. Essi andavano di casa in casa, a coppie, a diffondere la Bibbia e una rivista, "La Torre di Guardia", fondata a Brooklyn nel 1879 e da allora tradotta in tutte le lingue del mondo, depositaria della loro dottrina. Da vero talento organizzativo, Russell applicò per primo alla predicazione religiosa i metodi della pubblicità porta a porta, le potenzialità di una stampa popolare tipo "Reader's Digest" e l'attrattiva delle nascenti arti cinematografiche.

Un magnifico film era in effetti il loro annuncio. La fine del mondo era attesa per il 1914, calcolata su un sogno di Nabucodonosor nel libro del profeta Daniele. Gesù sarebbe riapparso nelle vesti dell'arcangelo Michele a sgominare i malvagi nella battaglia cosmica di Armaghedon. I cattivi sarebbero stati tutti annientati e il diavolo incatenato. Mentre per i buoni, sia viventi che risorti, si sarebbe dischiuso un millennio di pace su una terra senza più brutture, né morte, né pianto.

Ma questo era solo il primo tempo. Passato il millennio beato, il diavolo sarebbe stato liberato un'altra volta, l'ultima, a sedurre altri uomini. Ma per poco. Lui e i residui cattivi sarebbero stati definitivamente annientati. La Terra sarebbe tornata a essere quel paradiso che era in origine, popolata dai giusti. Mentre in cielo sarebbero saliti i 144 mila unti del Signore, i più buoni tra i buoni da Adamo in poi. Per sempre.

Peccato che nel 1914 nulla accadde di tutto questo. E nemmeno nel 1918, nel 1920, nel 1925, le nuove apocalissi annunciate man mano dal successore di Russell, Joseph Rutherford. Questi però diede al movimento una struttura rigidamente gerarchica, capace di parare i colpi delle mancate profezie. Alla testa della piramide mondiale mise un corpo direttivo formato da una dozzina di unti. Tolse dalla circolazione gli scritti del fondatore e attribuì al direttivo la facoltà di reinterpretare la Bibbia e stabilire ogni volta la giusta dottrina. Tenne ferma la data apocalittica del 1914, ma solo come ritorno «invisibile» di Gesù sulla terra, mentre il ritorno visibile sarebbe arrivato «entro la presente generazione». Cambiò nome agli Studenti biblici e il nuovo lo fissò in Testimoni di Geova. Dove Geova era il Dio dell'Antico Testamento di certe traduzioni del Cinquecento.

Quando Rutherford morì, nel 1942, lasciò pronte a San Diego, in California, le dimore per i re e i patriarchi della Bibbia, attesi per il vicinissimo inizio del millennio beato. Il suo successore, Nathan Knorr, fissò la nuova data clou nel 1975, ma lasciando nel vago che cosa di visibile sarebbe dovuto accadere. E infatti nulla di cosmico accadde quell'anno. Ci fu piuttosto un terremoto tra i capi della centrale mondiale del movimento, a Brooklyn. Raymond Franz, nipote del nuovo presidente in carica, Frederick, e da nove anni membro del corpo direttivo, disse di farla finita con queste continue datazioni d'apocalisse e di fermarsi a quello che afferma Gesù nei Vangeli: che questi sono sì i «tempi ultimi» ma «nessuno sa né il giorno e né l'ora». Lo cacciarono come un Giuda. Lui reagì con un libro denuncia, "Crisi di coscienza", stampato in Italia dalle Dehoniane. Ma poi, pian piano, il direttivo adottò proprio la linea del ribelle. Oggi i Testimoni di Geova rinunciano a datare la fine visibile del mondo. E se uno ci prova, è lui che viene cacciato.

Non solo. Il silenzio sulla data della fine ridà peso a quello che si fa nel presente. I Testimoni di Geova continuano a ritenere che principe di questo mondo è il demonio, ma nell'attesa che Gesù lo incateni accettano d'adattarsi ai poteri mondani. La lunga marcia per stipulare l'intesa con lo Stato italiano ne è la prova. Altro segno: il servizio civile. I Testimoni di Geova hanno sempre rifiutato di impugnare le armi e di prestare servizio, anche disarmati, alle autorità militari, a costo di finire in prigione. Ma da quando il servizio civile alternativo è passato al ministero degli Interni, essi obbediscono. Un altro segnale ancora: il voto. I Testimoni di Geova hanno sempre rifiutato di votare. «Oggi questa linea non è più obbligante. Ciascuno si regola come vuole in coscienza», assicura Sergio Rosati, direttore degli affari legali dei Testimoni in Italia.

Poi c'è il rifiuto della trasfusione di sangue. Anche su questo i Testimoni di Geova sono oggi meno intransigenti. Da aprile, chi di loro accetta la trasfusione non viene più cacciato. È considerato un dissociato di fatto, che «se dà segni di ripensamento può essere di nuovo accolto in congregazione». Mentre per i bambini ci si assoggetta alla decisione dell'autorità sanitaria. «Ma quel che più conta», tengono a notare i dirigenti dei Testimoni, «è che i più moderni standard della medicina si avvicinano al nostro credo, con una gamma sofisticata di tecniche alternative. Il celebre chirurgo cardiovascolare Denton Cooley ha operato a cuore aperto senza sangue trasfuso 663 Testimoni di Geova. Con successo». Resta l'accusa capitale degli avversari: quella che "La Civiltà Cattolica" chiama «plagio». Meno di un anno fa, citando la studiosa valdese Myriam Castiglione, l'autorevole rivista ha definito i Testimoni di Geova «il più rilevante esempio di coercizione psicologica e di manipolazione di massa mai partorito dal protestantesimo americano». Obietta l'altro valdese Paolo Naso: «Si dà però che nessun tribunale è mai riuscito a condannarli per reati di questo genere».

 

Testimone a difesa: il Papa

Come ribattono alle accuse i seguaci di Geova? Chiamano in aiuto la chiesa cattolica.

Manca poco che fanno socio ad honorem il papa. «Quando Giovanni Paolo II fu operato dopo il vile attentato», ricorda Francesco Corsano, vicepresidente dei Testimoni di Geova in Italia, «purtroppo contrasse una grave infezione dal sangue trasfuso. Ma poi per fortuna, quando anni dopo tornò sotto i ferri, gli furono applicate quelle metodiche già affermate grazie ai Testimoni». Cioè niente emotrasfusioni da fuori, vietate da Geova e rischiose per la vita. «Il sangue del papa fu ricuperato, sterilizzato e reinfuso durante l'intervento. Con perfetta riuscita».

Questo scrivono i capi dei Testimoni nel memorandum riservato che hanno indirizzato al presidente del Senato Nicola Mancino per caldeggiare l'intesa tra la loro religione e lo Stato. Ma in esso c'è anche dell'altro. L'arcinemica Chiesa cattolica vi è richiamata più volte. Come impero di Satana? Come peccaminosa Babilonia? Macché. Come buon esempio da seguire.

I Testimoni di Geova tengono informazioni riservate sui loro aderenti? Giusto. Anche la Chiesa cattolica ha i suoi «archivi segreti». La riservatezza «è un diritto dei fedeli».

I Testimoni rifiutano di denunciare all'autorità giudiziaria i reati dei loro adepti? Giusto. Anche i ministri della Chiesa cattolica tutelano il segreto del confessionale.

I Testimoni «disassociano» i fedeli che violano i loro precetti? Giusto. Anche la Chiesa scomunica i grandi peccatori.

I Testimoni proibiscono la lettura dei libri ostili alla fede, specie se scritti da apostati? Giusto. Anche la Chiesa ha il suo Sant'Uffizio. Che «ad esempio» ha di recente messo in guardia i fedeli dal leggere i libri del gesuita in sapore d'eresia Anthony De Mello.

I Testimoni sono incoraggiati a sposarsi tra loro? Giusto. Anche la Chiesa cattolica mette in guardia dai matrimoni misti, pericolo per la fede.

I Testimoni di Geova fanno propaganda clandestina nei paesi dove è loro proibito? Giusto. Anche la Chiesa cattolica fa così con i suoi missionari, «in Cina e in molti paesi di religione musulmana». E «per questo è approvata e lodata».

I Testimoni di Geova «mettono in discussione tra loro la libertà di procreare»? Falso. «I Testimoni coniugi sono liberi di fare uso o meno dei contraccettivi». Che sono «invece proibiti nell'ambito cattolico»: ma nessuno s'è sognato per questo di disdire il concordato.

Insomma: «Non si possono considerare illegittimi i comportamenti e le credenze di coloro che hanno una fede diversa dalla maggioranza, mentre gli stessi comportamenti praticati dalla Chiesa cattolica, talora persino più restrittivi, si considerano espressione di fede pura».

 

Lettere pervenute

L’inchiesta dell’”Espresso” sui Testimoni di Geova è di quelle che fanno discutere. Ecco i messaggi che abbiamo ricevuto:

 

Sergio Pollina:

 
    Nella qualità di secondo firmatario della petizione pubblicata sull’Espresso nella quale si fa richiesta alle autorità governative di una attenta verifica prima di procedere all’intesa con i testimoni di Geova, ritengo di dover intervenire nel dibattito che ha visto partecipare, tra gli altri, il signor Andrea Ghirardini, esponente dei testimoni di Geova, il quale ritiene imparziale l’articolo di Sandro Magister e inattendibile il dott. Achille Aveta nella sua esposizione dei motivi per i quali si è ritenuto opportuno interpellare il Parlamento su una materia così delicata.

    Il sig. Ghirardini muove a Magister l’appunto di non aver consultato una fonte ufficiale del Geovismo, il libro “Testimoni di Geova: proclamatori del Regno di Dio”, che lui definisce “in ogni caso una fonte autorevole sull’argomento”. Sarebbe interessante se egli, in un dibattito sull’antisemitismo, ritenesse altrettanto valido il “Mein Kampf” come prova per la discriminazione ebraica. Vorrei, inoltre, ricordare al Ghirardini che fino al 1993 fonte altrettanto autorevole sulle origini del geovismo era un altro libro edito dalla multinazionale Watch Tower Bible & Tract Society of Pennsylvania, ente esponenziale mondiale dei Testimoni, e intitolato “I testimoni di Geova nel proposito divino”, una lettura del quale (sempre che Ghirardini l’abbia letto) mostra preoccupanti riscritture della storia “fidata” di questo discusso movimento rendendo così inattendibili entrambi.

    Mi rende perplesso la “perplessità” di chi sostiene che un autore non debba essere ritenuto attendibile perché “emotivamente coinvolto”; per cui sarebbe interessante chiedere ai Testimoni quanto tempo deve trascorrere prima che ci si liberi da tale coinvolgimento emotivo. Il dott. Aveta, infatti, non milita più nelle file dei testimoni da quasi un ventennio; è sufficiente tale lungo periodo per averne attenuato l’emotività? E se le cose non stessero così, che dire, allora, di quasi tutti gli scrittori delle pubblicazioni Watch Tower che, per loro stessa ammissione, prima della loro conversione erano Avventisti (vedi il fondatore Russell), Cattolici, Battisti, Presbiteriani, e via discorrendo? Russell, all’epoca della redazione della sua opera omnia “Il divin piano delle età” aveva lasciato gli Avventisti da pochissimo tempo; era allora inattendibile quando mise per iscritto in sei volumi che tutte le altre chiese (fra le quali quella alla quale lui aveva appartenuto) erano figlie del demonio? La storia dei Testimoni italiani (pubblicata nel 1993 nel loro Annuario) evidenzia con chiarezza che moltissimi di loro erano tutti fuoriusciti dal cattolicesimo: che valore dovremmo allora attribuire ai loro scritti e alle loro dichiarazioni che oggi sono considerati “momenti eroici” del loro sviluppo in questo paese? Che dire, poi, delle testimonianze (numerose e pletoriche) di alcuni ex gesuiti, ex monache convertiti al geovismo che, nelle colonne della loro rivista ufficiale “Svegliatevi!” cercano (per usare la terminologia del Ghiradini) di “screditare la religione cattolica” dalla quale provengono? Sono anche loro emotivamente coinvolti e quindi inattendibili? E allora perché pubblicarne le esperienze come esempio di eroica virtù e degne di fede assoluta?

    Non so quali frequentazioni abbia il Ghiradini con le procure della Repubblica e con le caserme dei carabinieri, ma risulta solo a lui che le testimonianze di chi è emotivamente coinvolto (leggi “pentiti”) vengano tenute “in disparte”. È proprio vero il contrario. Esse vengono valutate con la massima attenzione alla ricerca dei riscontri oggettivi. Dopo di che vengono assunte a base per i processi che, spesso, portano alla condanna dei colpevoli. Senza tali testimonianze la piovra avrebbe i tentacoli più lunghi di quanto li abbia ancora adesso.

    È evidente che Ghirardini non conosce il dott. Aveta, in quanto gli “sembra assolutamente coinvolto”. Se vi è una persona serena nella sua disamina storica di questo e di altri movimenti religiosi ai quali ha rivolto la sua attenzione di studioso, questi è proprio Aveta, del quale i riconoscimenti del mondo della cultura sono troppo numerosi per poterli qui elencare.

    Mi sembra anche opportuno ricordare che la petizione è stata sottoscritta oltre che da Aveta e da me, anche da un costituzionalista e sottoposta al vaglio di numerosi esperti di diritto che, dopo aver verificato la rispondenza degli addebiti in essa contenuti con le fonti normative del geovismo, l’hanno ritenuta ineccepibile. Aggiungo anche che se 20.000 cittadini italiani hanno sentito l’esigenza di chiedere al loro Parlamento una maggiore attenzione prima di procedere in un sentiero così delicato come quello della stipula di un’Intesa con un gruppo confessionale così “chiacchierato”, credo che si debba loro, per lo meno, il medesimo rispetto che chiesero i testimoni di Geova quando, nel 1982 con una colluvie di petizioni popolari, chiesero a tutte le autorità dello Stato, a cominciare dal Presidente della Repubblica, di intervenire a favore di una coppia di coniugi (Giuseppe e Consiglia Oneda) accusati di omicidio nei confronti della loro figlia Isabella, la cui condanna essi ritenevano un atto di ingiustizia. Ricordiamo che allora si raggiunsero le 100.000 firme!

    Se, poi, vi è qualcuno “emotivamente coinvolto” questi è proprio l’estensore della lettera spedita all’On. Mancino nel 1998, e cioè il sig. Francesco Corsano, esponente di spicco dei Testimoni, che diversamente da Aveta che ha un interesse meramente culturale e giurisprudenziale nella vicenda, si giocava, insieme ai suoi amici, il riconoscimento giuridico e le ricche prebende che da esso derivano.

    Desidererei concludere richiamando l’attenzione del paziente lettore sul paventato pericolo di inasprire gli episodi di intolleranza razziale, religiosa e sessuale che la petizione potrebbe innescare. L’intolleranza di chi, come i Testimoni, espelle dalla loro organizzazione chi continua a credere in Dio, in Cristo e nella Bibbia, ma non nelle cervellotiche date stabilite dai vari Rutherford e Franz, costringendoli ad una vita grama di emarginazione e di odio da parte dei loro ex amici e congiunti, è forse innocua e non riprovevole? E che dire dell’intolleranza razziale di chi, come i testimoni, ha escluso per i primi 120 anni della loro storia dalle alte sfere della loro gerarchia (il Corpo Direttivo) chiunque non fosse bianco e anglosassone? Ci potrebbe il signor Ghirardini fornire un solo nominativo di uomo di colore (qualsiasi colore) che dal 1879 al 1998 abbia fatto parte delle leve di comando? Parlando di intolleranza religiosa ci potrebbe spiegare perché l’organizzazione alla quale egli appartiene colloca da sempre chi non è testimone di Geova fra i reprobi destinati alla distruzione eterna, alla faccia della tolleranza? E che dire della parità sessuale? Come si concilia la loro con il fatto che, a tutt’oggi, in tutti gli scritti e le norme dei Testimoni, la donna è sempre invariabilmente indicata come “sottomessa”, con l’obbligo di essere “ubbidiente” all’uomo e quindi non meritevole di condividere i suoi stessi privilegi nell’ambito delle loro strutture ecclesiastiche?

    Sono dispiaciuto di aver sottratto così tanto spazio e tempo a chi avrà la costanza di leggermi sino in fondo, ma, nel caso che uno di tali lettori fosse il signor Ghirardini, gli sarei grato se potesse dare, sulle pagine dell’Espresso, una sua valutazione obiettiva e non “emotivamente coinvolta” a quanto, anche se succintamente, ho qui esposto.

Achille Aveta risponde ad Andrea Ghirardini:

    Mi sento in dovere di ringraziare il Testimone di Geova Ghirardini per almeno due ragioni: 1 - per l'attenzione che dedica alla mia attività; 2 - per il suo invito "ad un maggiore approfondimento".

    La lettera del sig. Ghirardini è un fulgido esempio di "argomentazione ad personam": attaccare un avversario sul piano personale piuttosto che affrontare le tesi da lui esposte per valutarne la fondatezza. Infatti il Ghirardini preferisce non entrare nel merito delle presunte "malinterpretazioni ed estrapolazioni" di cui - a suo dire - sarebbe infarcita la relazione illustrativa della petizione popolare (consultabile in altra pagina di questo sito), ma indulge nell'esternare perplessità sul conto del sottoscritto. Il sig. Ghirardini appare turbato dal fatto che anch'io sono stato Testimone di Geova e ricava da questa mia trascorsa militanza geovista la conclusione che sarei tanto "emotivamente coinvolto" da non risultare attendibile come voce critica del movimento geovista.

    Premesso che non mi risulta che il sig. Ghirardini abbia avuto l'opportunità di conoscermi personalmente, su quali elementi fonda una valutazione così apodittica e sommariamente delegittimante della mia attività di studioso del fenomeno geovista? Ha forse letto qualcuna delle centinaia di pagine da me scritte sul movimento cui aderisce? Sa il Ghirardini che, nello studio di fenomeni sociali, è opportuno seguire il criterio che B.R. Wilson chiama "distacco partecipante", con il quale si cerca di bilanciare empatia e distacco specialmente nell'approccio a una realtà religiosa? Non a caso Sandro Magister, nella sua inchiesta sui Testimoni di Geova, ha doverosamente citato la documentata testimonianza di R.V. Franz - ex componente del Direttivo mondiale geovista - universalmente riconosciuto (anche da Massimo Introvigne, che solitamente non è tenero con gli ex adepti) come autorevole, talvolta unica, fonte di informazione per la conoscenza di vicende interne al geovismo.

    Caro Ghirardini, non sarebbe stato più serio tentare di confutare le obiezioni e le perplessità sull'operato del movimento geovista che oltre 20.000 cittadini italiani hanno condiviso e ritenuto di dover segnalare al Parlamento, piuttosto che tentare di screditarmi sic et simpliciter?

    Veniamo ora all'invito a "un maggiore approfondimento". Il Ghirardini rimprovera all'Espresso un atteggiamento parziale perché Magister non avrebbe privilegiato fonti geoviste, a detta del Testimone di Geova, più autorevoli sugli argomenti trattati. Probabilmente l'ottimo Magister, proprio perché conosce bene la "qualità" delle fonti geoviste, ha ritenuto necessario dare spazio ad altre fonti che non ha considerato faziose. A questo punto occorre dare contezza delle ragioni per cui le fonti ufficiali geoviste vanno lette con la massima cautela!

    Il geovismo è un'ideologia che fa della riscrittura della propria storia un principio irrinunciabile. Per dare prova del tipo di critica che sono abituato a muovere al geovismo, offro qualche dimostrazione dell'assunto appena citato. Un primo esempio lo ricavo proprio dallo scritto di Magister, dove si menziona uno dei tanti fallimenti profetici che costella la centenaria storia del geovismo: quello legato all'anno 1925 come data in cui sarebbero stati ricreati, in carne ed ossa, i Patriarchi dell'A.T. per assumere il dominio sull'intera Terra. Siccome questa predizione di J.F. Rutherford (capo indiscusso del geovismo dal 1917 al 1941) tardava a realizzarsi, per tenere alta la tensione escatologica degli affiliati, nel 1929 i vertici geovisti si inventarono un efficace colpo di scena; lasciamo che a narrarci la vicenda sia una fonte geovista (J.F. Rutherford, Salvezza, 1939, pp. 301-302): "A San Diego, California, v'è un pezzo di terreno, sul quale, nell'anno 1929, fu costruita una casa, che fu chiamata Beth-Sarim (=Casa dei Principi); ...e lo scopo di acquistare la proprietà e fabbricare la casa fu per avere una tangibile prova che vi sono oggidì sulla terra di coloro ...i quali credono che i fedeli uomini antichi saranno ben presto risuscitati dal Signore, verranno un'altra volta sulla terra, per prendere controllo degli affari visibili del governo teocratico". Quindi tutto chiaro: la Beth-Sarim era stata costruita per servire come dimora dei Patriarchi, i quali avrebbero governato sulla Terra di lì a poco! Ovviamente passano i decenni, le visioni di Rutherford non si realizzano e quella casa, ancora in piedi, diventa una testimonianza alquanto scomoda per i Testimoni di Geova; perciò viene venduta a privati e si cerca di fare dimenticare lo scopo per cui essa fu costruita. Tanto è vero che nell'Annuario 1976 dei Testimoni di Geova, pag. 193, i vertici geovisti - con una buona dose di sicumera - riscrivono quel pezzo di storia raccontando agli adepti un'altra versione dei fatti. Leggiamola: "A suo tempo, qualcuno fece un'offerta con il preciso scopo di costruire a San Diego una casa per il fratello Rutherford". Avete letto bene, per non essere costretti a tirare in ballo “dolorosi” aspetti del fallimentare escatologismo geovista, si cerca di dissimulare il vero scopo per il quale fu costruita Beth-Sarim. Addirittura gli ideologi geovisti arrivano a manipolare anche il senso dei propri scritti; infatti, nell'Annuario citato vengono menzionate le prime parole del libro "Salvezza", che ho riprodotto in precedenza, interrompendo la citazione proprio al punto in cui Rutherford spiegava lo scopo per cui era stata realizzata quella principesca dimora! Vedete con quanta facilità un "nobile" scopo (legato all'adempimento di profezie bibliche così come le vedeva Rutherford nella sua sfera di cristallo) viene trasformato in un più prosaico fine: costruire una dimora confortevole per il leader ammalato. Il tutto con l’evidente scopo di dissimulare la realtà agli stessi affiliati, confidando sul fatto che la letteratura meno recente è sostanzialmente indisponibile per la stragrande maggioranza degli adepti attuali!

    Un altro esempio di riscrittura della storia geovista da parte degli ideologi del movimento me lo suggerisce il Ghirardini quando menziona la lettera del 24/11/1998, indirizzata al Presidente del Senato, che i vertici italiani del geovismo hanno redatto per perorare la causa dell’Intesa. A proposito della presenza “formale” del movimento geovista nel nostro Paese, il Vicepresidente della Congregazione geovista, tra l’altro, dichiarava che "a detta Camera di Commercio [di Milano] fu iscritta nel luglio 1946 ... una società a responsabilità limitata appositamente costituita e non l'ente statunitense [Watch Tower Bible and Tract Society of Pennsylvania]". Ma questo Vicepresidente non legge neanche gli atti costitutivi della Congregazione che presiede? Non sa che l'atto costitutivo della Congregazione in argomento attesta che tale ente esponenziale americano si registrò come società commerciale alla Camera di Commercio di Milano l'8/7/1946? A cosa si devono queste versioni discordanti, fornite da atti e organi della stessa Congregazione in tempi diversi? Forse nell'atto costitutivo di associazione occorreva "retrodatare" la presenza in Italia dell'ente esponenziale americano per accreditare la tesi che il culto geovista fosse "consolidato nella tradizione italiana", inducendo così in errore le Autorità pubbliche chiamate a pronunciarsi sulla concessione del riconoscimento della personalità giuridica alla Congregazione? Se così fosse, come andrebbe valutata la condotta dei rappresentanti della Congregazione?

    Ma, a mio avviso, l’esempio più drammatico di revisionismo è quello legato alle sofferenze subite dai Testimoni per mano del tiranno nazista. Da tempo i mass media danno risalto ad iniziative dei Testimoni di Geova con le quali essi intendono ricordare tali sofferenze. Ebbene, è doveroso evidenziare che anche queste iniziative rientrano in un progetto di revisionismo storico adottato dai vertici geovisti, attraverso il quale si tenta di celare la vera genesi delle atrocità subite da alcuni Testimoni sotto il nazismo. Una documentata indagine storica (cf. A. Aveta - S. Pollina, Scontro tra totalitarismi: nazifascismo e geovismo, Editrice Vaticana, 2000) ha evidenziato che molte furono le concause di questa dolorosa pagina di sofferenze; per brevità mi limito ad elencare le meno note:

     
    • l’irragionevolezza di Rutherford che passò da un esplicito tentativo di compromesso con Hitler a una posizione di forte contrapposizione con il regime appena questo non cedette alle lusinghe del “Generalissimo” (appellativo con il quale Rutherford era definito dai suoi seguaci);
       
    • la convinzione dei Testimoni dell’epoca di vivere gli “ultimi giorni” di questa società (infatti Rutherford arringava continuamente i seguaci prevedendo addirittura che nel 1941 mancavano “pochi mesi” prima dell’Armaghedon biblico); questa certezza dell’imminenza della “fine” indusse i Testimoni dell’epoca ad azioni provocatorie recepite dal nazismo come veri e propri atti di sfida politica, contro i quali rabbiosa fu la reazione del sistema nazista.
       
    • In conclusione, non si può che condividere l’opinione della storica C.E. King, la quale presenta il conflitto tra Testimoni e nazismo come un problema di scontro tra due opposti fanatismi, caratterizzati entrambi da un accentuato totalitarismo.

    Mi fermo qui, non perché sia a corto di ulteriori argomenti, ma per rispetto di chi ha avuto la pazienza di leggermi. Ovviamente, ben altre sono le ragioni che inducono migliaia di cittadini italiani a chiedere al Parlamento la costituzione di un’apposita commissione di inchiesta sulle attività della Congregazione geovista prima della stipula dell’Intesa. Com’è stato autorevolmente osservato, “l’Intesa ci sembra sia qualcosa di più di una semplice tutela di diritti. Essa, infatti, apre delle possibilità di azione e di diffusione e dà una patente di affidabilità di fronte alla coscienza dei cittadini. Quanto meno essa garantisce di fronte a eventuali pericoli che un determinato gruppo possa rappresentare per il bene collettivo. Ora ci si deve domandare se queste condizioni si pongano nei confronti dei Testimoni di Geova”.

Andrea Ghirardini:

    Egregio Magister, mi sono imbattuto oggi nel suo articolo riguardante i Testimoni di Geova e le loro "difficoltà" nell'intesa con lo Stato Italiano. Devo dire che il suo articolo, come il testo della petizione popolare, hanno suscitato in me sentimenti piuttosto contrastanti. Il suo articolo, nonostante contenga un gran numero di riferimenti interessanti e corretti, spesso dà l'impressione di non essere completamente imparziale riguardo l'argomento.

    Per prima cosa le vorrei cortesemente chiedere di controllare le sue fonti sulla storia dei Testimoni di Geova, dato che il suo articolo contiene alcune imprecisioni qua e là. A tal fine mi permetto di consigliarle di rivolgersi al primo Testimone di Geova che vede, o di recarsi presso una locale Sala del Regno, e di farsi dare una copia del libro "Testimoni di Geova: proclamatori del Regno di Dio", ovvero la biografia dei Testimoni di Geova edito dalla Watch Tower & Tract Society of Pennsylvania nel 1993 e dalla Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova nel 1995. Converrà con me che un libro edito dai diretti interessati è, in ogni caso, da ritenersi una fonte autorevole sull'argomento.

    Altra cosa che mi lascia perplesso è la Petizione Popolare citata nel suo articolo. A parte una notevole serie di forzate malinterpretazioni ed estrapolazioni assolutamente fuori luogo, è il firmatario della petizione stessa che mi lascia perplesso. Se ha la possibilità di fare una semplice ricerca in uno dei tanti "Search Engine" su Internet, vedrà che il personaggio in questione è un ex Testimone di Geova che, dopo la sua disassociazione, sembra dedichi gran parte del suo tempo a prodigarsi nello screditare la religione dei Testimoni di Geova. Pur rispettando ciò egli vuol fare della sua vita e del suo tempo, mi permetto di farle notare come in moltissime situazioni (legga processi, indagini di organi di polizia, testimonianze ed altro) chi è emotivamente coinvolto venga tenuto "in disparte" in maniera che le sue emozioni non interferiscano con ciò che si sta facendo. Ora, visto che il sig. Aveta, sembra così assolutamente coinvolto, dal punto di vista emotivo, mi chiedo quanto credito gli si possa dare nelle sue affermazioni, visto che come minimo, il suo punto di vista è certamente tutt'altro che "super partes". Che quindi il Suo giornale dedichi tanto spazio alla petizione popolare scritta da costui mi sembra, come minimo, un atteggiamento poco imparziale.

    Lo stesso dicasi per la citazione "prima ancora un'altra ex ministro, Ombretta Fumagalli Carulli, aveva firmato con una ventina di colleghi un'interrogazione zeppa di accuse". La frase è volutamente piantata lì, in mezzo all'articolo, in sospeso. Un'altra veloce ricerca su Internet, Le garantisco che non Le avrebbe occupato più di 5 minuti, l'avrebbe condotta al link contenente una lettera spedita da Francesco Corsano all'On.le Avv. Nicola Mancino contenente una seria disamina di tutti i punti contenuti nell'interrogazione parlamentare. Avrebbe potuto, quantomeno riportare, per completezza, il link in questione. Queste osservazioni non vogliono essere critiche a sé stanti ma vorrebbero essere piuttosto un'accorata richiesta ad un maggiore approfondimento per evitare malinterpretazioni. In questo periodo, nonostante le conquiste dell'uomo nel corso dell'ultimo secolo, si sta assistendo a sempre maggiori episodi di intollerenza (razziale, religiosa, sessuale ecc. ecc.) e una corretta informazione è uno dei passi fondamentali per evitare di aggravare situazioni già delicate di per sé.

Lettera firmata:

    I fatti qui riportati si riferiscono al maggio 2000 e sono avvenuti a Scandicci (Fi). Abito con mio padre (non testimone di Geova) e mia madre (testimone di Geova accanita); nei primi di maggio 2000, mia sorella che è sposata e abita altrove (testimone di Geova come mia madre e sposata con un testimone di Geova responsabile di Congregazione) in mia assenza si è introdotta in casa mia e ha frugato nelle mie cose personali, sottraendomi un mio diario segreto in cui scrivevo cose mie personali vere o fantastiche, e portandolo agli anziani (responsabili a livello locale dei Testimoni di Geova). Dopo due giorni dal fatto, tali anziani si sono riuniti (tre uomini) e mi hanno processato ed espulso dai Testimoni di Geova, sulla base di fatti che erano venuti a conoscere, e che solo io sapevo, e che avevo riportato sul mio diario segreto, riguardandi un’avventura avuta con una ragazza non testimone di Geova nell’aprile 2000. Nonostante il mio rimorso e pentimento, non mi hanno tenuto come testimone di Geova, dicendomi che non ero veramente pentito e fingevo un falso pentimento per non voler pagare le giuste conseguenze per ciò che avevo fatto contro Geova e la sua Organizzazione. Così sono stato rifiutato e buttato fuori senza pietà dai tre anziani testimoni di Geova. Adesso nessuno mi saluta più, amici testimoni non ne ho più, avevo simpatia per una ragazza testimone di Geova, anch’essa non mi rivolge più la parola, e mi considera un immorale e vergognoso, un traditore di Geova.

    Mia sorella (che fu inviata dagli anziani a frugare nelle mie cose), non mi rivolge più la parola; ho richiesto di riavere il mio diario, ma lo hanno buttato (esiste una registrazione su nastro magnetico); un anziano, certo Tallarico, è venuto da mia madre e le ha detto tutte le mie cose intime, creandomi così una situazione di forte disagio con mia madre che insiste a che io ritorni fra i testimoni di Geova i quali fanno passare molti anni prima di essere riaccettati; i testimoni di Geova hanno violato la mia intimità distruggendo i rapporti familiari e di amicizie, mi sento solo e rifiutato: ho una gran confusione dentro di me, ho pensato anche al suicidio.

Lettera firmata:

    Era il 1995 quando incominciai a notare dei cambiamenti su mia moglie; non curava più la casa come aveva sempre fatto, era molto superficiale e poco amorevole nell’accudire nostra figlia, che allora aveva quattro anni, e si raffreddavano i suoi sentimenti nei miei confronti.

    Su questo suo anomalo comportamento decisi di indagare. Scoprii così che già da un anno ella era affiliata alla setta dei testimoni di Geova (chiaramente a mia insaputa). In seguito scoprii molte altre cose su questa diabolica organizzazione, ad esempio:

     
    • hanno dei veri e propri manuali da seguire per l’indottrinamento delle persone, facendo in modo che i familiari di queste siano all’oscuro di tutto;
       
    • in genere si rivolgono a persone fragili, deboli e per fare ciò usano una loro Bibbia (molto, molto diversa dalla vera Bibbia e da quello che questa insegna);
       
    • che all’interno della congregazione debba esserci sempre sottomissione (credere, ubbidire e tacere).

    Quando di tutto questo incominciai a chiedere spiegazioni a mia moglie, ebbi solo risposte aggressive e cominciò quello che definisco “la distruzione della, fino ad allora, mia felice unione familiare”. Le discussioni e le mie esternazioni nei confronti di questa setta (colpevole della rovina della mia famiglia) continuarono fino al mese di giugno 1996. Questa data ha segnato la mia vita.

    Una notte, mia moglie, con l’aiuto dei “fratelli testimoni” è scappata di casa portandosi dietro anche mia figlia. L’ho rivista (dopo varie ricerche e spostamenti da un paese all’altro) dopo quattro mesi. Tutto questo, “per l’amore di Geova”.

    Questa organizzazione ha distrutto la mia famiglia e tutt’oggi sto lottando per avere mia figlia. La mia bambina (ha ormai nove anni) insieme a sua madre non sta vivendo un’infanzia serena e felice e nonostante tutto, il Tribunale minorile l’ha affidata alla mia ex moglie. Spero che quanto prima, le istituzioni competenti, si accorgano di ciò e decidano diversamente in modo che la mia piccola possa avere un po’ più di cure, affetto e un sereno futuro.

    Spero inoltre che si possa fare qualcosa nei confronti di questa organizzazione così tanto crudele, che pur di non perdere un adepto (in questo caso mia moglie) fa di tutto per non permettere il ricongiungimento delle famiglie.

Adriano Fontani:

    Ho letto l’articolo pubblicato sul numero del 3 agosto sui Testimoni di Geova ed esprimo tutta la mia delusione per come l’articolo, contrariamente alle due precedenti inchieste dell’Espresso (4/1987 e 12/1989), non ha fatto il minimo sforzo per andare oltre le apparenze e le dichiarazioni ufficiali dei TdG e non ha dato alcuno spazio agli argomenti, ai documenti ufficiali ed alle drammatiche esperienze di noi fuoriusciti. Alcune considerazioni su qualche punto saliente dove le menzogne della CCTG o le superficiali omissioni/inesattezze dell’articolo superano proprio il limite della decenza.

     
    1. Non è vero che non ci siano sentenze definitive a carico della CCTG, condannata per evasione fiscale in Italia e all’estero (Sentenza Cassazione 2/1997 in Italia, in Francia 7/1998). La documentazione completa era in vostro possesso ma non ne avete fatto alcun cenno. Certo che «nessun tribunale è mai riuscito a condannarli per plagio»: non esiste più il reato da 18 anni! E personalmente penso che sia un bene, per la sua indeterminatezza.
       
    2. Non è affatto vero che circa 1/3 degli espulsi rientrano. Forse era vero fino al 1987. Da allora, a far data proprio dal vostro articolo “storico” del 4/1987 dietro mio input, sempre meno fuoriusciti sono rientrati grazie al Coordinamento di fatto che si è creato tra di noi, con centri di ascolto e hot line a livello locale, nazionale ed internazionale, tutti col preciso fine di aiutare ad uscire migliaia di TdG in crisi e di sostenerli psicologicamente, moralmente, spiritualmente e socialmente per un positivo reinserimento nella società civile. La mia personale casistica contempla un caso (a Verona) su circa 2100 contatti avuti in 14 anni di militanza “esterna”. Ma percentuali simili le hanno molti miei amici.
       
    3. Nessun cenno a tutta la documentazione ufficiale tratta da “La Torre di Guardia” sulla cosiddetta “Strategia nella guerra teocratica”, cioè la teorizzazione, basata su alcuni passi della Bibbia, del dovere teocratico di mentire ed ingannare autorità e giornalisti per difendere e fare gli interessi dell’organizzazione (in questi casi non è più “menzogna” o “inganno” ma “sacro servizio a Geova”). Così la CCTG simula, dissimula e inganna lo Stato per avere i molti miliardi garantiti dall’Intesa. Un piccolo esempio l’avete pubblicato voi. Dire che da aprile chi prende trasfusioni non viene più cacciato ma viene considerato uno che si dissocia da sé è il vecchio escamotàge puramente linguistico finora già adottato per chi votava o faceva il militare, per non incorrere nei rigori della legge (e definite nel linguaggio criptato interno “violazioni di neutralità”). Non cambia nulla. Sarebbe come se il regime Fascista avesse voluto dimostrare la sua tolleranza dicendo: «D’ora in avanti i dissidenti anziché essere condannati al confino o alla galera dal Tribunale Speciale, saranno considerati esiliati di fatto e con il loro atteggiamento si sono condannati da soli». Ovviamente sarebbe restata intatta la durezza dell’isolamento della galera o dell’esilio. Infatti questo è il punto. Le affermazioni di cambiamento di atteggiamento da parte della CCTG saranno credibile quando “La Torre di guardia” pubblicherà disposizioni più umane e misericordiose su come i membri dovranno trattare i fuoriusciti amici e, spesso, stretti parenti e familiari. Hanno perso una bella occasione per dimostrare che sono davvero cambiati. Tuttora migliaia di fuoriusciti restano isolati perfino da figli, genitori e nipoti dalle disumane, ridige disposizioni della CCTG su come trattare gli ex, che non sono cambiate.
       
    4. Ma c’è di più! Queste affermazioni ufficiali di Rosati o Franceschetti, pubblicate anche da altri giornali, secondo le quali «Da ora in poi il non voto non sarà più una linea obbligante, ma ci sarà libertà di coscienza - Da Aprile chi accetta sangue non sarà più espulso ma sarà considerato uno che si dissocia da sé « sono una prova che in questi 15 anni noi fuoriusciti dicevamo la verità e non eravamo calunniatori. Queste affermanzioni sono una chiara implicita ammissione di aver mentito finora, come dire fino ad ora era vero che era obbligatorio non votare (e non era una personale decisione di coscienza) ed era vero che c’era l’umiliante processo davanti al comitato giudiziario con relativa espulsione per chi prendeva le trasfusioni. Eppure per ottenere il riconoscimento come Ente Morale nel 1986 essi fecero credere allora che sui 3 punti delicati del Voto, Servizio Militare ed Emotrasfusioni c’era «totale libertà di coscienza, con scelte sempre libere ed individuali, al di fuori di ogni condizionamento confessionale» (Sentenza Consiglio di Stato 7/1986). Allora funzionò perfettamente, la suddetta strategia di inganno nella guerra teocratica che ora sta di nuovo avendo pieno successo con il governo, i parlamentari ed i giornalisti per avere un riconoscimento che vale ben più di quello del 1986, essendo in gioco per loro qualche centinaio di miliardi dell’8 per mille e delle erogazioni liberali. Mentivano allora come ora, perché creder loro?

    Quale libertà di coscienza c’è quando sai che qualunque dubbio, dissenso, libero comportamento verrà sanzionato con il totale isolamento da amici e parenti ed il radicale raffreddamento di tutti gli affetti più cari, perfino di quelli degli intimi familiari?

    Ed in questo sono sinceri: non hanno neppure tentato di dire che sono cambiate le disposizioni in materia. Tuttora non esiste alcun modo per uscire dal gruppo con il rispetto e l’affetto dei membri: il trattamento di duro isolamento è perfettamente identico, senza alcuna differenza tra disassociati (espulsi) e dissociati che lasciano spontaneamente, il gruppo senza fare in tempo a subire il processo.

    Eppure il sistema per accertare, da parte di politici e giornalisti, che le cose stiano così c’è ed è molto semplice. Ecco, si chieda questo ai dirigenti della CCTG.

    Se è vero quello che dite circa la totale libertà di coscienza dei vostri aderenti su questi tre punti delicati, senza condizionamenti confessionali fateci conoscere non 1000, non 100, non 50, non 10 ma 1 (uno solo) dei vostri confratelli che possa affermare di essere andato a votare, aver preso emotrasfusioni o aver prestato servizio militare o civile e, nonostante che questa sua libera scelta sia nota nel gruppo, gli anziani non lo hanno convocato davanti ad alcun comitato giudiziario ed egli è accettato e rispettato dal gruppo come prima. Questo ora è vero, per esempio, per le scelte sui vaccini, sui plasmaderivati e sui trapianti di organo, queste sì attualmente davvero scelte «libere ed individuali, al di fuori di ogni condizionamento confessionale», parola di fuoriuscito.

    Allora noi fuoriusciti non avremo che da tacere ed omaggiare e sostenere un gruppo cristiano davvero libero e rispettoso della dignità umana.

Romeo e Manuela :

    Di solito la gente evita i TdG. e su di loro ha un’opinione negativa. Ma niente di più. Li prende come una delle tante scocciature della vita e li accomiata educatamente. Sembrerebbe che la cosa sia finita lì, insomma. Ma non è così. Tutt’altro. La persona che li ha gentilmente invitati ad andarsene, motiva la propria indisponibilità ad ascoltarli, esprimendo pur sempre la propria opinione prima di chiudere Loro la porta in faccia. Ebbene quelle poche parole bastano ai T.d.G. per redigere una scheda che poi consegneranno agli Anziani. Costoro invieranno allora altri due TdG che sapranno cosa dire e quali argomenti sollevare, conoscendo per così dire, i punti deboli di quell’ignara persona che, immancabilmente, se li vedrà di nuovo davanti. Ecco perchè riceviamo tutti noi la loro visita. Avrete notato sicuramente come sono vestiti (lindi e casti) nonchè il loro perenne sorriso stampato in volto. E i loro modi affettati e per niente spontanei. Ebbene per i Pionieri (si chiamano così quelli che per servizio si fanno dalle 60 alle 90 ore mensili, debitamente annotate nella loro scheda personale) sono ampiamente abituati a sapersi rivolgere ad ogni tipo di persona che apre loro la porta di casa. Seguono un addestramento specifico. Due ore settimanali di rappresentazione effettuate presso la loro Sala del Regno. E come se non bastasse si tengono corsi superiori presso la Betel di Roma dove i futuri Servitori di Ministero nonchè quelli che mirano a diventare gli Anziani di Congregazione perfezionano le tecniche di persuasione. Quindi quando ce li troviamo di fronte non abbiamo a che fare con della brava gente, come di riflesso si è portati a pensare, ma con degli specialisti.

    In cosa consiste la loro specialità è presto detto. Costoro sono niente di meno che i Testimoni di Geova. Nel senso più letterale possibile dei termini. Altro che invasati come qualcuno li chiama. Sapete qual è l’aggettivo per ognuno di Noi? Per i T.d.G. noi siamo Quelli del Mondo. Come se loro non fossero di questo mondo. Di più... Potenziamente noi siamo Satana, senza tante attenuanti. Brava gente, vero! Ma tutto ciò è una goccia nel mare. Ve lo assicura chi è felicemente sposato ad una ex Testimone di Geova. Chi ha vissuto tra costoro per anni sa bene di che pasta sono fatti.

    Quello che la gente comune non sa, invece, sono i danni psicologici (e non solo quelli!) che questa Setta perpetra costantemente ai propri associati. Che, tra l’altro, perdono questo privilegio quando vengono disassociati! Notare il termine. Una specie di distacco eterno dal loro mondo. Peridicamente i T.d.G. ricevono la visita (presso la rispettiva Sala del Regno) di un personaggio il cui appellativo inquietante è Sorvegliante di Circoscrizione. Ma quello che la gente non sa è che gli Anziani (in tre, di solito) visitano (più spesso di quanto si creda) gli stessi adepti, quando hanno motivo di ritenere opportuna una loro Visita Pastorale. Dovreste esserci per rendervi conto che l’inquisizione è ancora di grande attualità. E non sto affatto esagerando.

    La cosa più triste, ad ogni modo, consiste nel fatto che i T.d.G. ritengono di avere delle opinioni proprie. In materia di fede e quant’altro riguardi questo Sistema di Cose (cioè la vita di tutti) La realtà è ben altra. Anzi la verità è che costoro sono stati subdolamente condizionati ad avere delle opinioni di fede e qant'altro riguardi la Chiesa, la gente, i costumi sessuali, le idee politiche, le trasfusioni di sangue e persino sulla lunghezza delle gonne per le loro stesse sorelle. La tragedia sta nel fatto che si convertono alla loro religione sopratutto le persone deboli (gente di una certa età) e tutti coloro i quali sentono l’esigenza di qualcuno che pensi per loro ovvero qualcuno che li guidi verso la Terra paradisiaca. Una terra in cui basterà stendere una mano per cibarsi di frutta e verdura (non sono previste altre varianti... per l’Eternità!). E tutto questo... quando? Semplice! Dopo che Gesù, sotto le sembianze dell'Arcangelo Michele, avrà ingaggiato con il Demonio una lotta invisibile. E tutto questo... quando? Esattamente dopo il Giorno del Giudizio cioè dopo la fine di questo malvagio sistema di cose la cui data è stata clamorosamente sbagliata almeno 3 volte nell'arco degli ultimi 100 anni. Dalla loro fondazione, insomma, avvenuta per opera di un sedicente Studente biblico (C. Russell) che si definì Schiavo fedele e discreto di Geova. Pensate che delicatezza! Sull'argomento dei T.d.G. molti hanno scitto libri che denunciano queste ed altre amene espressioni di fede. Noi per ora ci fermiamo qui, pronti a testimoniare non solo la fede in Dio ma anche qualunque altra verità ci fosse richiesta. Non temiamo infatti di non essere più considerati una pecora di Geova ne tantomeno la minaccia che saremo distrutti da Geova stesso. Noi crediamo nel Nuovo Testamento. In Chi ha detto: Io sono la Via, la Verità, la Vita. E, per fortuna... senza dover citare il numero del versetto ne l’Evangelista poichè abbiamo fede per ciò che sentiamo dentro, nell'anima che i T.d.G negano possa esistere.

Achille Lorenzi :

    Ho notato che vi sono stati molti interventi a seguito dell'articolo sui testimoni di Geova. Vorrei che mi fosse consentito di aggiungere anche la mia testimonianza. Io sono stato per oltre vent'anni seguace di questo gruppo religioso. Circa due anni fa, dopo una lunga riflessione, ho scritto una lettera alla Congregazione nella quale esprimevo critiche ragionevoli e documentate ad alcuni loro insegnamenti, come, per esempio, la proibizione assoluta di acconsentire all'impiego di trasfusioni di sangue, anche quando questo fosse l'unico mezzo per salvare la vita di se stessi o dei propri cari. Criticavo il fatto che la Congregazione non consente ai singoli Testimoni la possibilità di scegliere autonomamente, secondo coscienza, se accettare o meno questa forma di terapia medica. Infatti, il Testimone che accetta una trasfusione di sangue, viene sanzionato dal gruppo.

    Per aver scritto questa lettera sono stato disassociato come 'apostata' dalla comunità. Questo ha avuto effetti drammatici su me e la mia famiglia: coloro che vengono espulsi, infatti, sono completamente evitati dai testimoni di Geova; nessuno li deve più salutare, rivolgere la parola, fare loro visita, anche si trovassero all'ospedale gravemente ammalati! Nemmeno agli intimi familiari è consentito mantenere i normali rapporti sociali ed affettivi, pena la loro emarginazione. Recentemente alcuni zelanti Testimoni hanno fatto visita ai miei genitori (anch'essi TdG) esortandoli a non accogliermi in casa dato che io sarei un 'apostata'. Situazioni come questa, nel loro assoluto estremismo, mettono chiaramente in evidenza la fondamentale mancanza dello spirito cristiano che esiste nell'organizzazione geovista: sicuramente, infatti, Cristo non avrebbe agito in questo modo nei confronti dei familiari o di chicchessia (cfr. Matteo 7:12).

    I Testimoni si lamentano molto spesso di essere oggetto di accuse ingiuste e dell'intolleranza altrui: perché non cominciano allora con il dare l'esempio, rispettando la coscienza dei propri aderenti e le scelte di coloro che decidono di lasciare il gruppo? Dire, come essi fanno, «sei libero di lasciare la congregazione, ma se lo fai per noi sarai come morto, nessuno ti degnerà di alcuna considerazione; i tuoi familiari dovranno evitarti; tutte le persone che hai conosciuto in tutti gli anni passati insieme a noi per te non esisteranno più», significa davvero rispettare la libertà altrui? Od è invece una forma di ricatto morale ed affettivo? Ho costruito un sito web in cui parlo dettagliatamente di questa mia esperienza: http://www.iosono.com/achille/Testimoni.htm

    Vorrei infine fare qualche osservazione a proposito dell'uso del nome Geova, argomento sul quale alcuni sono intervenuti. I testimoni di Geova scrivono nelle loro pubblicazioni: «Il testo che noi abbiamo a disposizione è in sostanza quello redatto dagli scrittori originali, e la sua accuratezza è confermata dal fatto che i cristiani contemporanei lo accettavano» (La Bibbia: parola di Dio o dell'uomo? , p.59). «Dobbiamo essere contenti di sapere che la generale autenticità del testo del Nuovo Testamento è stata rimarchevolmente confermata dalle scoperte moderne che hanno ridotto così tanto l'intervallo fra gli originali autografi e i più antichi manoscritti esistenti, e che le differenze tra le varie lezioni, per quanto interessanti, non influiscono sulle dottrine fondamentali della fede cristiana». (Tutta la Scrittura è ispirata, p. 319).

    Se l'uso del nome divino - come affermano i Testimoni - è essenziale per la salvezza ed è una delle verità fondamentali alle quali bisogna credere, come mai Dio ha permesso che scomparisse dagli antichi manoscritti? Se Dio ha preservato la Sua parola dalla corruzione e dalla contaminazione (come si legge nelle frasi su riportate), facendo in modo che arrivasse a noi sostanzialmente come fu scritta, perché non si trova traccia alcuna, nei Manoscritti del Nuovo Testamento, del nome Geova? Se tale supposta alterazione fu opera di scribi disonesti, che sostituirono il tetragramma con il titolo Signore - come sostengono i testimoni di Geova - come mai Dio non ha impedito questa grave alterazione? Se le cose stanno in questo modo, che fiducia possiamo avere che non siano state cambiate anche altre parti essenziali e fondamentali della Scrittura?

Riccardo Andrei :

    Vorrei intanto ringraziarla, signor Magister, per aver dato voce anche a chi, come me, esprime un parere diverso in questo dibattito che vede i Testimoni di Geova nel banco degli imputati, con una lista di capi d’accuse così lunga e alcune così gravi, che c’è davvero da stupirsi che le autorità competenti, in oltre 50 anni di presenza attiva nel paese degli stessi, non se ne siano accorti! Eppure non godiamo e non abbiamo mai goduto del beneplacito dei più!

    Da quando conosco i Testimoni di Geova, ormai quasi 30 anni, mi sento dire che siamo pagati, che svolgiamo attività commerciali. Se così fosse contravveremmo palesemente alle disposizioni dello statuto il quale evidenzia l'assenza dei fini di lucro e la gratuità dell'opera di tutti i collaboratori. Stravolgendo i contenuti di documenti giudiziari ed estrapolando dal contesto dichiarazioni prese quà e la dalle nostre pubblicazioni, partendo dal secolo scorso, si vorebbe far credere alle finalità lucrative della congregazione. Io mi chiedo: è possibile mai che il ministero dell’interno e le varie prefetture sparse in tutta Italia, dove sono da decenni presenti i Testimoni di Geova, le quali hanno fatto ripetuti accertamenti, non abbiano rilevato irregolarità di sorta? Pensare che abbiano indagato superficialmente è come minimo poco serio! E allora perché tutto questo accanimento? I Testimoni di Geova sono davvero così pericolosi? Negli oltre 100 anni di presenza attiva in ogni parte della terra non risulta che questi cristiani debbano farsi perdonare crociate, torture, roghi, stermini di massa, traffici di schiavi, guerre fraticide, sostegni a criminali di guerra, sostegni a politici corrotti, perversioni sessuali (pedofilia) ecc.

    Per contro vorrei dire a tutti coloro che si affannano a ricercare frasi e frasette nelle varie pubblicazioni dei Testimoni di Geova che facessero un'indagine di cosa dicevano le nostre pubblicazioni in merito alle atrocità naziste perpretate da Hitler. Troveranno denunce volte a informare l'opinione pubblica di quanto stava accadendo nei lager, sin dal 1933 anno di ascesa al potere di Hitler. Nessuno può accusarci di connivenza! Altri piuttosto, condannati dalla storia, devono chiedere scusa! La stessa fibra morale, la stessa coerente adesione ai principi cristiani che ha caraterizzato allora i Bibelforscher, come erano chiamati i testimoni di Geova internati, caraterizza ogni attività oggi. Che non sia questo ciò che fa paura e che genera così tanta mobilitazione? (Vedi Atti 17:5,6)

Riccardo Andrei :

    Gentile Magister, seguo le sue inchieste e ho potuto notare come in questi giorni l’argomento centrale di dibattito riguardi i Testimoni di Geova. Ho da poco letto la lettera d'accusa di una moglie di un Testimone la quale enfatizza il solito ritornello che vede l'insegnamento dei Testimoni di Geova responsabile di divisione nella famiglia.

    Personalmente sono cresciuto in una famiglia religiosamente divisa, ma comunque unita negli affetti. Mio padre non ha mai accettato la fede a cui ha aderito mia madre e me. Oltretutto mio padre è sempre stato un donatore di sangue convinto, e Lei capisce cosa significhi questo. Ciò nonostante la convivenza è stata pacifica!

    Perchè? La ragione stà nel rispetto della libertà di ciascuno di fare le proprie scelte e di credere a ciò che si vuole senza ledere alla libertà dell'altro!

    Le divisioni che vengono imputate ai Testimoni di Geova, in realtà dipendono dall'intolleranza verso il “diverso”. Questo fatto Gesù lo ha ben evidenziato quando nel Vangelo di Matteo al capitolo 10 versetti 34,35 disse: “Non pensate che io sia venuto a portare pace nel mondo: io sono venuto a portare non la pace, ma la discordia. Infatti sono venuto a separare” (Parola del Signore). Penso che a nessun cristiano verrebbe in mente di accusare Gesù quale responsabile dello sfacelo della famiglia!

    Per contro, potremmo portare migliaia di testimonianze come la mia, che non solo dalla dottrina cristiana insegnata dai Testimoni di Geova hanno imparato a convivere serenamente con i propri familiari se pur di religione diversa, ma che hanno, grazie ai Testimoni di Geova, salvato il loro matrimonio.

Lettera firmata:

    Avevo un marito che mi amava ed era molto attaccato a me e alla bambina. Ma da quando ha aderito ai Testimoni di Geova ho un nemico in casa che disprezza e rinnega la nostra vita passata. Ora è quasi impossibile viverci accanto. Dato il suo fanatismo, lo sento parlare del passato come se fosse stata una colpa non aver conosciuto prima i Testimoni. Prima aveva interessi politici che condividevo e che ci tenevano uniti, ora di tutto ciò parla con odio, perché tutti i politici sono corrotti e agenti di Satana, i governi sono il regno del male e così via.

    Ha tolto anche a me la sicurezza in ciò che credevo lasciandomi sconcertata di tutto e con l’amarezza di vedere in lui solo un’anima in pena sempre in preda alla paura di non dedicare abbastanza tempo ai fratelli e congregazione. Se potesse (siamo ancora giovani) si licenzierebbe dal suo lavoro per andare tutto il giorno a predicare per le strade.

    Se io sono infelice per tutti i capovolgimenti negativi che ha comportato questa religione, lui è ancora più infelice di me, anche se non vuole rendersene conto. Il continuo stato di assedio in cui l’organizzazione tiene i propri iscritti riesce solo a renderli sempre sul chi vive e sempre insoddisfatti, perché pur dando tutto il proprio essere non si sentono mai sazi: quel sistema viscido e martellante di sollecitazione li spinge sempre a dare di più in tutti i sensi.

    Mia figlia prima frequentava con il padre la congregazione ma ora ha preso coscienza e preferisce non frequentare, ma le continue profezie del padre sui castighi geovisti che la attendono perché ha lasciato le Sale del Regno la turbano notevolmente, così come le spiegazioni che il padre intende darle sui più svariati argomenti cozzano con ciò che le viene insegnato a scuola. Da qui un senso di turbamento e disorientamento che mi preoccupa. Non so più cosa fare, mi dibatto fra mille soluzioni e non ne attuo nessuna. E’ assolutamente impossibile far capire a mio marito che la bambina ha il diritto di vivere tranquilla e fare le sue scelte, lui ascolta solo gli anziani che certo lo approvano solo se riesce a convincerla a tornare tra loro. So che nel loro programma c’è una parte che prevede l’ingerenza dei loro anziani nell’insegnamento delle classi, così purtroppo altri ragazzi avranno le stesse incertezze e quel malessere nascosto che sono riusciti ad instillare in mia figlia.

Franca Cappanera:

    In riferimento al suo esauriente articolo sui Testimoni di Geova avrei necessità di esternare la mia triste storia di mamma di un giovane completamente assorbito dall’organizzazione “Torre di Guardia”. Mio figlio è stato convinto dai predicatori della suddetta società quando era minorenne. Essi hanno carpito la sua fiducia rivoltandomelo completamente contro, tanto che sei anni fa se ne è andato via di casa senza una spiegazione e senza un recapito: lo scopo evidentemente era di girare i marciapiedi il più possibile in cerca di gente da convertire.

    Premetto che i Testimoni di Geova non sono certo nuovi a simili sistemi. In questi ultimi anni entrando in contatto con altre persone colpite brutalmente dalla religione di Geova ne ho sentite di tutti i colori. E sono tutte vicende vere e costatabili. Io sono stata dipinta dai suoi capi come Satana che attenta alla sua fede, ma ci tengo a precisare che mio figlio la sua fede la ripone (e lo dimostra con i fatti) non in Dio o Geova: la sua è cieca devozione ed esaltante fanatismo solo per l’organizzazione Torre di guardia e coloro che ne fanno parte. Geova sembra essere più un’etichetta usata per confondere la mente di persone come mio figlio, che assolutamente non conoscevano ne la Bibbia ne le Sacre Scritture. Ora crede di conoscere e di seguire la Bibbia mentre in realtà conosce e segue solo il loro Manuale che non è certo la Bibbia.

    Nel mio caso gli insegnamenti geovisti sono state vere e proprie istigazioni all’odio verso sua madre e disinteresse totale per vecchi amici e parenti. Quando mi telefona (devo dire che solo lui telefona perché io non lo devo cercare, altro effetto dei sopracitati insegnamenti) non si esprime mai con affetto per me che mi struggo d’amore e di ansietà per lui, ma principalmente chiede di entrare in possesso di una modesta somma di denaro che io avrei destinato a lui per aiutarlo come primo gradino per crearsi una posizione di lavoro.

    Vivo in forti ristrettezze economiche e questo lui lo sa benissimo ma lo stesso mi leverei quella piccola somma se non nutrissi seri dubbi, e più passa il tempo e più trovo numerosi riscontri, che quella somma venga da lui donata alla Torre di Guardia sotto forma di “contribuzioni per l’opera del Regno”. Chi conosce i Testimoni di Geova sa bene di cosa si tratta. A questo punto dichiaro che io sono pronta ad andare a mendicare ma solo per aiutare mio figlio, non certo per incrementare ulteriormente nessun tipo di Società. Certa di essere capita ed esortando altri a trovare il coraggio di fornire altrettante testimonianze, saluto e ringrazio.

Lettera firmata:

    Caro Espresso, complimenti per l'articolo non fazioso di cui, finalmente, i Testimoni di Geova non avranno di che lamentarsi. Io, invece, una garbata critica devo rivolgere a Sandro Magister: «Lei ha trovato la quadratura del cerchio senza tuttavia fornire alcuna spiegazione!». Per i TdG la 'triade satanica' si compone di tre elementi: politica - religione - commercio (cfr. 'Un governo desiderabile', p. 42) ; essi si rivolgono alla politica (leggi: Stato) per ottenere l'Intesa che lo Stato stipula solo con le religioni; inoltre, cedendo le loro rivistine ad ogni angolo di strada, i TdG commerciano, come ha stabilito la suprema Corte di Cassazione con sentenza definitiva n° 1753 del 27/2/97. Con un semplice sillogismo se ne dovrebbe dedurre che essi sono una 'religione satanica'.

    Ma qui sta il 'busillis': per l'Organizzazione questa è un'offesa mortale! Sommando incoerenza a incoerenza, anziché seguire l' evangelico consiglio di porgere l'altra guancia, questi hanno la querela facile e, dato che il vil denaro sembra non interessare loro, sono molto lesti a rivolgersi alle sataniche strutture del satanico Stato (leggi: Magistratura) per ottenere risarcimenti miliardari, come dimostrano recenti casi. 'La religione è una truffa' dicono nei loro testi (cfr. Annuario T. di G. 1976, p. 159); ribadiscono inoltre che tutto ciò che non fa parte della loro Organizzazione è 'mondo di satana' (cfr. 'Potete vivere per sempre.', p. 209). Infine,nonostante la dichiarazione del loro fondatore: “Zion's Watch Tower Society is only a business association” (cfr. Watch Tower 1 agosto 1895, pp.180/181), la contesa con il fisco italiano è più che decennale e il laicissimo Stato francese ha contestato loro nel 1998 un'evasione fiscale pari a 300 milioni di franchi, cioè circa 90 miliardi di lire.

    Approssimando in 58 milioni la popolazione italiana e in 500 mila i nostri T. di G., noi, 57 milioni e 500 mila italiani restanti, bambini compresi (senza neppure una minima protesta), siamo gratificati, nella letteratura geovista, dei seguenti gentili epiteti: 'orda di Gog di Magog' (leggi: il diavolo), 'nemici di Dio', 'gente destinata alla distruzione', 'cadaveri insepolti, nauseanti e puzzolenti, non rimpianti, detestati dai superstiti','concime per la terra', 'persone empie e maledette giustiziate da Dio','banchetto per bestie necrofaghe e uccelli di ogni sorta' e altre amenità simili (cfr. 'Le Nazioni conosceranno che io sono Geova', pp. 372-378;'Sicurezza mondiale sotto il principe della pace', pp. 152-160). Caro Espresso, puoi gentilmente spiegarci queste palesi contraddizioni, o con un altro sillogismo dobbiamo dare ragione (e soprattutto il nostro prossimo voto) a quei parlamentari che, come scrivi, 'si sono messi di traverso' per vederci più chiaro?

[lettera firmata - generalità rimosse su richiesta del mittente. 25.12.2000, Alessia]:

    Ho letto con interesse in Chiesa Forum sia il messaggio sull’intesa con i Testimoni di Geova del Sig. Stefano Pizzorni sia la sua risposta. In questa risposta lei ha asserito che non si tratta di una superstizione il non usare il nome divino e che non ci sarebbe nulla di male nell'usare ‘Il Signore’. Questa informazione non è esatta. Infatti la storia e diversi studiosi affermano proprio che ciò è dipeso da una superstiziosa tradizione ebraica che ne ha nascosto l'esatta pronuncia. Infatti, Augustin Calmet, monaco benedettino, scrisse circa il nome Geova: “E' ugualmente chiaro che gli antichi ebrei conoscevano bene la pronuncia corretta di questo nome, dato che era sempre usato nelle preghiere e nella lettura dei Libri Sacri. Infine, avvenne che i giudei, per un'inopportuna superstizione e timore religioso cominciarono ad astenersi dal pronunciare questo nome, così che a poco a poco la sua pronuncia corretta fu cancellata dalla memoria degli uomini'. Anche J. L. McKenzie afferma: “La vera pronuncia del nome andò perduta durante il giudaismo, quando un superstizioso timore ne impediva l' enunciazione”. E il Wycliffe Bible Dictionary riporta: “A causa della superstizione, gli Ebrei cominciarono ad evitare la pronuncia del tetragramma YHWH e lo sostituirono con Adonai”.

Lettera firmata:

    Vorrei far presente la mia situazione di profondo disagio come moglie di un Testimone di Geova.

    Per ben quindici anni sono stata costretta a sottopormi a gravi rinunce per non dividermi da mio marito, sempre sperando che in lui rinascessero i sentimenti di affetto e responsabilità che aveva una volta, quando ancora la sua vita non era scandita dal ritmo di adunanze geoviste e predicazioni con i confratelli in cerca di proseliti. Ma a niente valgono i tentativi dei coniugi non geovisti per tenere unite le famiglie.

    Quando una persona diventa Testimone di Geova c’è ben poco amore per la famiglia, si preferiscono i fratelli e le adunanze, il solo scopo sembra essere quello di propagandare la letteratura geovista per le strade. Se poi gli affetti in seno alla famiglia sono completamente distruttivi poco importa, i capi dell’organizzazione tendono a consigliare la separazione, e nessuno lo può negare.

    Quante famiglie, come la mia sono perennemente sull’orlo del completo sfacelo!

    Le gravi incomprensioni che subiamo tra noi da quando in casa aleggia lo spirito permanente degli anziani sono le stesse che mi accomunano alle altre tantissime famiglie infelici che hanno avuto la sfortuna di imbattersi in questa organizzazione così ben congegnata solo per fare del male.

    Altro principale scopo è la continua richiesta di contribuire in molteplici forme a donare il più possibile per la gloria di Geova, e bisogna riconoscere che in questo sono bravissimi. In effetti il Testimone dona togliendo alla famiglia con tanta gioia (“donatore allegro”). Non importa se questo ci costringe in casa ad ulteriori sacrifici, l’importante è che le contribuzioni siano cospicue e frequenti.

    Se questo è lo sfogo di una moglie infelice e insoddisfatta, ci tengo a precisare che siamo in molti a dover subire in nome di Geova ed è giusto far sapere che tutto il peso grava solo sul coniuge non geovista. Tanto per i Testimoni è molto semplice: se si sopporta le loro assurde scelte, bene! Altrimenti peggio per noi, perché il loro posto è nelle Sale del Regno, educatamente vestiti con tanto di cravatta e valigetta.

 
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