Una lobby cattolica contro i Testimoni di Geova

Il Messaggero - 15 novembre 1998

Venti senatori di maggioranza e opposizione chiedono al governo di bloccare l’intesa con la congregazione 
di AMEDEO CORTESE

«Plagiatori di coscienze» è l’accusa di alcuni politici; «sofisticatori di sacri testi» sentenzia invece la Chiesa cattolica. E Massimo D’Alema, appena arrivato a Palazzo Chigi, sta nel mezzo di questa querelle scatenata contro la Congregazione dei Testimoni di Geova che hanno chiesto al governo italiano la firma di un’intesa che li equipara alle altre confessioni religiose e, per questo, riconosce loro il diritto di accedere ai finanziamenti dello Stato previsti dalla dichiarazione dell’8 per mille.

Una bella patata bollente per il presidente del Consiglio che con la questione della parità scolastica e il Giubileo alle porte, non dorme certo sonni tranquillissimi nel tentativo di far quadrare il cerchio dei rapporti tra l’attuale maggioranza e l’istituzione cattolica. Dare corso, ora, all’intesa con i Testimoni di Geova, potrebbe complicare ulteriormente tali rapporti. E’ sotto questo cono di luce che probabilmente va letta l’iniziativa di 20 senatori delle più diverse parti politiche dal Ccd alla Lega, da An all’Udr e al Ppi (tra i firmatari anche la Fumagalli Carulli di Ri) che in un’interrogazione al governo chiedono che non si sottoscriva alcun riconoscimento confessionale, visto che quelli della Torre di Guardia «non sono una confessione religiosa e, anzi, sono un vero e proprio ente commerciale che ha già truffato decine di persone». Non solo: «Sono una setta scrivono i firmatari dell’interrogazione che plagia i suoi membri con messaggi subliminali, chiede comportamenti contrari alla legge, processa i seguaci che non osservano i precetti raccogliendo informazioni riservate per poterli eventualmente ricattare». 

Rincara don Lorenzo Minuti, massimo esperto di confessioni religiose per la Curia romana e presidente del Gris (Gruppo ricerca e informazione sulle sette): «Siamo di fronte a dei sofisticatori della Bibbia, al pari di quelli che mettono il metanolo nel vino. Lo Stato, perciò, così come usa i Nas a difesa dei cittadini, non può farsi alleato di un’organizzazione che invece li inganna». E se il cattolicesimo conclude Minuti è parte essenziale, come dice il Concordato, del patrimonio storico del popolo italiano, «allora non c’è intesa con i Testimoni di Geova che valga la pena di essere sottoscritta».

Calunnie, baggianate, «i nostri detrattori fanno i ventriloqui di qualcun altro» rispondono, colpo su colpo, i seguaci della ”Torre di Guardia”. Innanzitutto sul piano giuridico: «La Corte costituzionale con una sentenza del ’93» argomenta l’avvocato Roberto Lorenzini «ha conferito ai Testimoni di Geova lo status di confessione religiosa ad ogni effetto e come tale essa opera». E poi sul piano politico e religioso.

Riferisce il portavoce Giuseppe Amendola: «Noi plagiatori? Ciascun testimone sceglie liberamente di diventarlo, visto che da noi non esiste il battesimo dei neonati. E come liberamente ci segue così, liberamente, può decidere di lasciarci». E, ancora, Giuliano Falasca, altro portavoce della Congregazione, mette il dito nella piaga: «Consideriamo intolleranti e discriminatorie le pressioni esercitate sugli organi statali e sui parlamentari firmatari dell’interrogazione, finalizzate a intralciare la stipulazione dell’intesa con lo Stato». «Ma noi siamo tranquilli» ripetono in coro «e ci auguriamo che prevalga lo spirito laico di questo governo».

Una laicità che reclama anche Luigi Manconi, leader dei Verdi. Per Manconi «I testimoni di Geova sono oggetto frequentemente di un atteggiamento persecutorio, rispetto al quale è vero il contrario, cioè va affermata e tutelata la libertà di associazione e di culto». Quanto al reato di plagio «è stato abrogato» dice il portavoce dei Verdi «perché, appunto, di difficilissima dimostrazione, fonte di arbitrio e materia delicatissima. Che se trattata in modo improprio può essere attribuita alla Chiesa cattolica o a Eros Ramazzotti, a Umberto Eco come a Susanna Tamaro...».

 
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