La maledizione delle sette religiose

Il Tempo, 13 novembre 1999

L'occidente pare oggi percorso da un fuorviante misticismo dietro il quale spesso si celano ambigue organizzazioni. Le maggiori vittime appaiono ragazzi e ragazze costretti ad abbandonare la famiglia e subire eventi traumatizzanti - di Aldo Costa

Solo a Roma sono diecimila le famiglie che denunciano di avere un loro componente "fagocitato" dai nuovi culti religiosi, dalla New Age alle centinaia di Sette che popolano il territorio del neospiritualismo. A fotografare la situazione è stato un convegno tenuto a "Il Tempo", organizzato dalla Provincia, intitolato "Nuovi Culti, famiglia e società".

«È il segnale che il problema è ancora più grave - denuncia l'assessore Leonardo Saporito - e ampio perché molto probabilmente le segnalazioni rappresentano solo la punta di un iceberg. Esiste insomma un disagio sociale che è stato ed è sottovalutato e che incide in modo drammatico sulle famiglie. E' necessario correre ai ripari cercando innanzitutto di definire i contorni del fenomeno».

Una ventata d'irrazionalismo, un ritorno alle superstizioni, una moda misticheggiante, un proliferare di rituali allo stesso tempo infantili e inquietanti con i loro costumi, i loro simboli ridicoli, i loro atti spesso immorali. Ecco l'affiorare epidermico di un guasto neospiritualismo, di un afflato ambiguo all'Assoluto, che nulla ha da spartire con la profonda necessità e la domanda corale dello spirito religioso. Le sette quali immagini bacate di un pomo aureo che è la tensione a Dio, di cui ci dicono le religioni positive e le grandi speculazioni filosofiche.

Tale il tema del convegno presieduto dalla Cecilia Gatto Trocchi, antropologa all'Ateneo di Perugia, ed articolato dagli interventi di specialisti del settore. Nel corso dell'incontro è stata presentata l'edizione in italiano del libro di Steven Hassan "Mentalmente Liberi. Come uscire da una setta", lungo itinerario biografico dell'autore che venne, all'età di diciannove anni, reclutato dall'organizzazione dei moonisti, e dopo aver conseguito un importante posizione di vertice, decise di tirarsene fuori, onde riacquistare l'indipendenza da quel sottile ed intollerabile servaggio psicologico , ed il libero arbitrio a fronte della costrizione imposta da nome innaturali e contrarie al buon senso comune.

Come ha rimarcato la Gatto Trocchi, l'opinionismo imperante, per cui chiunque parla ha ragione, e il "politicamente corretto" pongono sullo stesso piano oscuri culti orgiastici e grandi tradizioni religiose, gruppi seguaci della dea Kali e teologi impegnati, e rendono il terreno assai sfuggente.

Mons. Lorenzo Minuti, presidente nazionale del GRIS (Gruppo di ricerca e informazione delle sette) ha portato un contributo d'esperienze personali al dibattito: «ne ho visti e ne vedo di ragazzi e ragazze dal cervello bruciato dalle chicchiere delle follie settarie, dalle utopie trascendentali, dai guazzabugli spiritualistici, dagli estremismi rituali e, non di rado, da un degrado pseudo-etorico il cui confine con la prostituzione è molto labile. Ne ho visti di ragazzi e ragazze costretti ad abbandonare gli studi, a porsi contro le speranze delle disgraziate famiglie, a separarsi dalle vecchie e solide amicizie. E allo stesso modo ho dovuto recuperare madri che, come ipnotizzate, avevano abbandonato i figli, e padri che si erano completamente distaccati dagli affetti più cari».

E non sono mancate al convegno le drammatiche testimonianze delle vittime, che hanno ripercorso a titolo d'avvertimento e monito la loro via crucis. Una ragazza prossima alla laurea in psicologia ha raccontato le lusinghe iniziali con cui si sono presentati oscuri gruppi. «Mi hanno fatto false promesse di una vita più aperta al sentimento ed al contatto con la Divinità, e intanto mi hanno coinvolto in rigide strutture organizzative. Ho subito la graduale perdita di personalità e il ricatto economico. Sono stata espropriata della mia sessualità, finalizzata a mete losche: dovevo attrarre in ogni modo, anche con la seduzione più spinta, nuovi adepti. Vittima di una graduale disperazione, finalmente, con uno sforzo della residua volontà, ce l'ho fatta ad uscire da quel tunnel e a recuperare il mondo della normalità, dell'aria pura della ragione. Per me è stato un inferno».

 
 
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