Gay Pride, stop del Vaticano a monsignor Gaillot

Il vescovo francese doveva partecipare ad alcuni momenti delle manifestazioni. Gli è stato negato il permesso. La Repubblica, 2 luglio 2000

Roma - «Se la chiesa non libera la gente dalle oppressioni, a che cosa serve?». Jacques Gaillot, vescovo francese di Evreux in Normandia, una vita spesa dalla parte delle categorie (omosessuali, preti sposati, donne che vogliono abbracciare il sacerdozio) scomode per la Chiesa, questa volta ha detto "obbedisco". Ha obbedito, cioé all'ordine (pare venuto dalle altissime sfere vaticane) di non partecipare al dibattito su omosessualità e religioni in programma domani all'hotel Cicerone nell'ambito delle manifestazioni del Gay Pride.

Ha detto "obbedisco", ma poi ha tenuto una conferenza stampa per manifestare tutto il suo disappunto: «La chiesa deve stare dove ce n'è bisogno e gli omosessuali hanno subito innumerevoli discriminazioni». Sereno, sorridente, con i pungenti occhi azzurri e la camicia estiva, ha confermato la sua assoluta lealtà verso la gerarchia ecclesiastica e la decisione di rispettare la volontà di Giovanni Paolo II. Poi ha detto apertamente quello che pensa e che sostiene da tanto tempo: «La chiesa è la mia casa e la mia famiglia ma non posso non essere critico perchè nessuno deve essere escluso, compresi gli omosessuali. Il Giubileo è l'occasione giusta per dialogare, non per dividere».

La notizia del veto a Guillot è arrivata questa mattina. Gli organizzatori del Gay Pride hanno parlato di «intervento diretto del Papa». L'interessato ne ha avuto notizia direttamente dal presidente della Conferenza episcopale francese. Il "no" comprendeva anche la sua prevista partecipazione (oggi pomeriggio) a un rito ecumenico presso la chiesa valdese di Roma: «Io, - ha detto ancora Guillot - sono venuto a Roma perché ho capito che ci sono delle difficoltà e avrei voluto lavorare anche per rendere un servizio agli omosessuali. Se avessi disobbedito al Papa sarei stato male, ma non posso non dire che l'esclusione di qualcuno è uno scacco e se non si è capaci di dialogare non c'è avvenire, non c'e miglioramento nè progresso. Sono importanti i diritti di tutti, di tutti». Gaillot ha anche notato con dolore che la chiesa ha una posizione «vicina a quella della destra».

Dal Vaticano, nessun commento. Da Franco Grillini, presidente nazionale dell'Arcigay, una presa di posizione piuttosto dura: «Ancora una volta la gerarchia cattolica ha fatto un autogol. Evidentemente il Vaticano ha perso la testa ed esprime sempre più paura per un avvenimento che invece dovrebbe essere occasione di dialogo e confronto. Sappiamo che nelle stanze vaticane c'è grandissima paura per ciò che sta succedendo ed anche per questo sbagliano, perchè il problema che poniamo è quello dei diritti umani e della libertà che dovrebbero essere condivisi pure da loro».

 
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