Le nuove Legioni di Giovanni Paolo II - Controffensiva del Vaticano in America LatinaDi Michel Arseneault, Le Monde Diplomatique, dicembre 1996Traduzione © Alessia Guidi Accettando di ricevere il Sig. Fidel Castro in Vaticano, il 19 novembre scorso, Giovanni Paolo II ha indirizzato un messaggio all'insieme dei cattolici dell'America Latina: è a lui, che i partigiani della teologia della liberazione chiamano "papa reazionario", che il Lider Maximo della rivoluzione cubana veniva a chiedere aiuto. La chiesa si impone ormai come uno degli attori chiave della difficile transizione politica che si annuncia all'Avana, e non ha esitato a condannare l'embargo ingiusto imposto a Cuba dagli Stati Uniti (rafforzato dalla legge Helms-Burton). In tutto il Sudamerica, mentre i collegi elettorali tradizionali della chiesa vengono rosicchiati da potenti sette, e sacerdoti e progressisti religiosi continuano a criticare l'atteggiamento conservatore del papa in materia di costumi e di morale, il Vaticano è passato alla controffensiva. Si appoggia, in particolare, su organizzazioni cattoliche di destra, in modo particolare ad una congregazione ad effetto: i Legionari di Cristo. Pavimenti di marmo, un funzionario alla reception, sicurezza high-tech: la hall d'ingresso sembra quello di una banca cattolica. Si tratta però dell'Ateneo Regina Apostolorum, a Roma, l'importante seminario di una congregazione enigmatica cattolica fondata in Messico nel 1941: la Legione di Cristo. Enciclica papale sotto la braccio (Veritatis splendor), un giovane uomo attraversa la sala. Indossa una sottana nera cinta da un nastro, pure nero, che ricade a destra. La gravità del suo abbigliamento ricorda stranamente la tenuta tradizionale dei gesuiti, e sottolinea il biancore del viso glabro; questo candidato alla prelatura non ha più di ventuno anni. Due per due, altri giovani lo raggiungono in un fruscio di sottane. Vicino all'ingresso della cappella si incontrano ogni mattina 400 seminaristi di 18 paesi. La Legione attribuisce un'importanza capitale all'istruzione, che può durare fino a 18 anni, tre volte il tempo del ciclo imposto dalla chiesa. Gli studi cominciano con due anni di noviziato, quando i futuri sacerdoti non hanno che 17 anni (l'età minima fissata dal diritto canonico). I giovani chierici intraprenderanno poi due anni di studi classici e scientifici, seguiti da quattro anni di filosofia. Dopo due o tre anni di opera apostolica terminano gli studi con un corso di teologia, spesso della durata di cinque anni, prima di ricevere gli ordini. Questa congregazione sembra essersi ispirata alla formazione, all'organizzazione e alla disciplina tradizionali dei gesuiti. Con successo. È fra quelle che contano, facendo le debite proporzioni, maggiori vocazioni dall'epoca del Concilio Vaticano II, che all'inizio degli anni '60 ha scosso la Chiesa. Ma non è soltanto una congregazione di 350 sacerdoti: altri 2.300 si stanno formando in 14 paesi di quattro continenti... e tutto porta a credersi che la Legione, sostenuta da un movimento laico di 25.000 persone, continuerà ad espandersi. Il loro nome, tuttavia, è la loro croce. Se i Legionari hanno, in italiano, un titolo dalle ovvie connotazioni militari, in Spagna i Legionarios de Cristo sono stati a volte confusi con i Guerrilleros de Cristo Rey, una banda di studenti di estrema destra (con la quale non hanno alcuna relazione). Anche nel Nuovo Testamento il termine è ambiguo. Nei Vangeli Gesù domanda ad uno spirito del male di dire il suo nome: «Legione - risponde il demone - perché siamo numerosi». Ed è una Legione (romana) che crocifisse il Cristo. La terminologia militare impregna la storia della Legione. Pio XII benedisse l'opera nel 1946 citando il Cantico dei Cantici: la Legione doveva essere «ut castrorum accies ordinata» (forti come un esercito dispiegato in ordine di battaglia). Il suo obiettivo, secondo Pio XII, doveva essere «formare e guadagnare al Cristo i governanti dell'America latina e del mondo». Quanto a Paolo VI, nel 1974 chiese loro di essere «combattenti in nome di Gesù»: «occorre (...) essere conquistatori, essere Legionari per combattere e difendere». La Legione di Cristo assolve molto bene all'incarico. Nel novembre del 1994, in Messico, la massima del giubileo sacerdotale del suo fondatore messicano, Padre Marcial Maciel, avrebbe potuto essere sandinista: «la lucha es ya una victoria» (il combattimento è già una vittoria)! «Ci vediamo come dei militanti in senso spirituale», precisa Padre Javier Garcia, collaboratore di Padre Maciel a Roma, ed ex rettore dell'Ateneo Regina Apostolorum. Entusiasti e dinamici, i giovani Legionari scoppiano di fiducia e di certezze. «sono boy-scouts dinamici e pieni di salute!» ha detto Padre Robert White, gesuita americano che frequenta la Pontificia Università Gregoriana, il vivaio più illustre dell'élite cattolica: vi hanno studiato 12.000 sacerdoti, un quarto dei vescovi, un terzo dei cardinali, 20 santi e 16 papi. Sulla sua scalinata monumentale, a Piazza della Pilota, è facile distinguere il futuro gesuita dal futuro Legionario: il primo indossa i jeans, il secondo un collare romano ed un elegante completo nero degno di una sartoria italiana. Il braccio secolare della "ricristianizzazione" La Legione spinge i suoi giovani chierici a ricercare «l'equilibrio tra contemplazione e azione», ancora un parallelo con i gesuiti che, secondo la formula di Sant'Ignazio loro fondatore, aspirano «alla contemplazione nell'azione». I futuri Legionari sono, senza complessi, conservatori. «Sono i figli Ronald Reagan e di Giovanni Paolo II» ha detto Padre Jared Wicks, gesuita americano e preside della facoltà di teologia della Gregoriana. Tuttavia, malgrado l'apparenza, non sono integralisti. La Legione di Cristo, secondo Padre Garcia, non si considera «Né conservatrice né progressista, ma a fianco della Chiesa», cioè del Papa. Occorre immergersi nella storia del Messico per comprendere questa militanza ad effetto. Anche se i messicani sono cattolici entusiasti, il loro paese è ufficialmente ateo. Nel 1979, quando Giovanni Paolo II sbarcò in Messico nel il suo primo viaggio, il presidente José Lopez Portillo lo accolse con un «Buongiorno, monsignore» bruschezza che richiamò le relazioni, a lungo astiose, tra lo stato messicano e il Vaticano. Dopo la rivoluzione del 1910 i cattolici subirono gravi persecuzioni. A partire dal 1926 lo Stato si abbandonò ad una guerra aperta contro la Chiesa, considerata come una «forza oscurantista». Su istigazione del Partito nazionale rivoluzionario (ancora al potere sotto il nome di Partito rivoluzionario istituzionale, Pri), si nazionalizzarono templi, convento e monasteri. Si eliminarono gli ordini religiosi. Si espulsero sacerdoti stranieri a centinaia. Si sospese ogni insegnamento religioso in nome dell'educazione socialista (prevista dalla Costituzione messicana negli anni '40). Gli Stati della federazione messicana fissarono anche il numero di sacerdoti che erano disposti a tollerare sul loro territorio. Nel Tabasco, ad esempio, ne accettarono soltanto cinque. E a due condizioni: che avessero più di quarant'anni e che… fossero sposati! Oltraggiato, il Vaticano decise allora di sospendere il culto. Un pugno di sacerdoti continuò tuttavia a dispensare i sacramenti in clandestinità. È uno di questi personaggi, eroico curato alcolizzato, che ispirerà allo scrittore inglese Graham Greene il suo famoso romanzo: "Il Potere e la Gloria" (1940). Un movimento di resistenza, quello dei Cristeros, prende le armi fin dal 1927. Questi uomini e donne - che vi svolsero un ruolo di primo piano - non le deporranno che due anni più tardi, su invito del Vaticano. Una volta disarmati gli insorti vengono braccati, a volte uccisi. Molti cattolici messicani conserveranno la sensazione di essere stati abbandonati dalla lontana Chiesa di Roma. Perché, nonostante l'intesa tra Messico e Vaticano, le persecuzioni continueranno fino al 1934; le "camice rosse" del ministro dell'agricoltura - l'ex governatore del Tabasco che aveva così duramente represso la Chiesa - potevano impunemente aprire il fuoco sui fedeli. Il fondatore della Legione di Cristo, Padre Marcial Maciel, è un protagonista di quest'epoca torbida. All'età di sedici anni, filiforme dai capelli rossi e dagli occhi blu, conduce una folla di dimostranti che riesce ad ottenere la riapertura delle chiese dello stato di Veracruz. A vent'anni, ancora seminarista, raccoglie in Messico tredici bambini che vogliono diventare sacerdoti (uno dei bambini, allora di dodici anni, è oggi vescovo). Negli arcani del Vaticano non è difficili leggere i segnali di un ravvicinamento tra Padre Maciel e Giovanni Paolo II. Padre Maciel ha gestito il primo viaggio del Papa in Messico - primo viaggio trionfalistico, che avrebbe dato il tono a tutti gli altri - e ha giocato un ruolo importante nell'organizzazione dei ultimi due sinodi sulla formazione dei sacerdoti e la vita consacrata. In Messico due centri universitari della Legione portano il nome del Papa (Instituto Juan Pablo II para la familia), cosa che sarebbe inconcepibile senza il suo avallo. Giovanni Paolo II ha firmato il decreto d'approvazione definitiva per la costituzione della Legione. Nel 1991 ha personalmente ordinato sessanta Legionari nel corso di una cerimonia senza precedenti tenutasi nella basilica di San Pietro a Roma. E nel 1995 ha beatificato Monsignor Rafael Guizar Valencia, vescovo, padre spirituale e prozio di Marcial Maciel [1]. Nel momento in cui la Chiesa sottolineava la "fiducia" di Giovanni Paolo II nella Legione, Padre Maciel ha sostenuto che il papa «considera la Legione come una speranza tra quelle che lo Spirito Santo suscita al giorno d'oggi [2]». Senza nominarli, evocava così i nuovi movimenti (Rinnovamento Carismarico, Opus Dei, Cursillos, Comunione e Liberazione, Neocatecumenali, ecc..) a cui la chiesa attribuisce spesso l'emergenza dello Spirito Santo. I Legionari non considerano la loro missione come una "presa di potere" della chiesa latino-americana, ma piuttosto come una "ricristianizzazione" dei continenti che «si sono allontanati della chiesa». La Legione è dunque una risposta ai pericoli che il Vaticano affronta, in particolare in America Latina: la teologia della liberazione, a sinistra, ma soprattutto la minaccia sicuramente più pressante: le sette e le chiese protestanti, a destra [3]. Ma qual è la sua teologia? I Legionari testimoniano l'affanno di una certa concezione del ruolo del cristiano - «il lievito nella pasta» - come definito dal Vaticano II. Annunciano il ritorno di una chiesa «organizzata e visibile», spesso vicino al potere, che aspira alla «restaurazione cristiana». Nelle sue 50 scuole e o università, la Legione scolarizza 60.000 allievi e studenti, soprattutto in America Latina (Messico, Cile, Brasile, Colombia), ma anche in Europa (Spagna, Italia, Irlanda, Germania). Gli Stati Uniti, dove i cattolici ispanofoni sono sempre più numerosi, costituiscono una sfida di importanza capitale. La Legione aprirà presto un centro di studi superiori a Mount Kisco, 80 chilometri a nord di New York, che avrà l'importanza dell'Ateneo Regina Apostolorum di Roma. La congregazione dedica decisi sforzi all'opera apostolica, soprattutto alle missioni. Circa il 10 % dei sacerdoti Legionari sono missionari, e svolgono un lavoro considerevole. Nel Quintana Roo - lo Stato messicano con sacche di povertà assoluta - nel giro di 23 anni hanno aperto 228 tra chiese e cappelle. Tuttavia nelle foreste maya e nelle bidonvilles continuano a confrontarsi due diverse concezioni dell'apostolato: occorre essere fra i poveri, o poveri? Missionario francese, Padre Jacques Lancelot, segretario del comitato episcopale Francia- America Latina, si è stupito di vedere arrivare i Legionari, un bel giorno, nella zona popolare di città del Messico in cui operava. Al volante di fiammanti automobili venivano a tenere ai poveri corsi di teologia. Corsi su Cristo e San Paolo. «Senza dubbio - dice Padre Lancelot - davano un puro sapere teorico che non era adeguato alla loro vita. Personalmente vorrei formare meglio i poveri perché siano essi stessi a tenere corsi». Ma l'obiettivo dei Legionari è, secondo i desideri di Pio XII, « formare i capi», cioè l'élite. In Messico la prestigiosa università privata Anahuac (la più costosa del paese), diretta dai Legionari, recluta negli ambienti benestanti. La Legione concede borse a studenti privati, e sostiene un vasto programma di distribuzione alimentare. Ma queste iniziative non riescono a convincere chi rimprovera loro un atteggiamento da "dame patronnesse". I finanziamenti della Legione provengono in particolare da fondazioni private americane (fra cui Dan Murphy Foundation e Family Foundation), e da grandi organizzazioni cattoliche tedesche (Adveniat, Misereor e Kirche im Not). Se l'abbigliamento e i campi di intervento li rendono preti particolarmente visibili, i Legionari sono però discreti. In Francia il responsabile della Legione è Padre Pierre Gouraud (cinquant'anni), dal 1989 presso la diocesi di Versailles. Dopo avere operato a Monaco, per lui è stato un ritorno alle origini: discendente da una grande famiglia militare che enumera tra gli altri il generale Henri-Eugène Gouraud, che catturò Samory in Sudan (1898), fu l'assistente di Lyautey in Marocco (1912), si mise in luce nel corso della prima guerra mondiale, e ha dato il suo nome ad una piazza dell'VII° arrondisement di Parigi; e il generale Michel Gouraud, sostenitore dei golpisti di Algeri nel 1961, poi amnistiato dal presidente De Gaulle. I Legionari si sono insediati in Viale Jules-Verne, a Celle-Saint-Cloud, per sviluppare il braccio secolare della congregazione, Regnum Christi. Moltiplicano le attività presso i giovani, tanto nella diocesi di Versailles che in quella di Hauts-de-Seine (a Levallois-Perret): tengono campi nei dintorni di Lurdes, soggiorni linguistici in Irlanda e negli Stati Uniti, organizzano viaggi in America Latina e in Africa nell'ambito della gioventù missionaria internazionale, pellegrinaggi di studio a Chartres, ecc.. Cercano anche di reclutare adolescenti per collegi apostolici o piccoli seminari in Spagna (scuole secondarie dove gli allievi si dedicano spesso, ma non necessariamente, al sacerdozio). In Francia, l'ultimo piccolo seminario ha chiuso le porte agli inizi degli anni '70, perché la Chiesa ha ritenuto che allievi di dodici o tredici anni fossero troppo giovani per impegnarsi nel cammino del sacerdozio, e fosse preferibile permettere ai ragazzi di frequentare coetanei e coetanee. Anche a Versailles, nonostante sia un importante bacino di vocazioni religiose, le famiglie cattoliche non hanno reagito bene: «i giovani si sentivano accalappiati» dice un sacerdote della diocesi di Versailles che desidera conservare l'anonimato. Nella loro Lettre aux amis, un bollettino emesso due volte l'anno, i Legionari si sono difesi citando il loro fondatore: «la diffidenza di fronte alla (...) promozione delle vocazioni», scriveva Padre Marcial Maciel, si baserebbe «su una concezione erronea del rispetto dovuto alla libertà dell'adolescente e del giovane». Giovanni Paolo II, ricordava, ha già sottolineato l'importanza dei piccoli seminari, «abbandonati troppo presto, e di cui oggi si progetta la ricreazione in diverse parti del mondo» anche in Francia. Del resto nel 1993 la Legione chiese al vescovo di Versailles, Mons Jean-Jacques Thomas, di dare via libera all'istituzione di un piccolo seminario. Richiesta respinta. In un lavoro pubblicato recentemente a Madrid, Formacion integral del sacerdote, Padre Maciel metteva in guardia i giovani sacerdoti: «il relativismo proprio della società pluralistica, il bombardamento edonistico, l'arretramento dell'istruzione religiosa (...) spingono alla deformazione della coscienza morale [4]». I Legionari di Cristo saranno presto a migliaia "in schieramento di battaglia", dal Vaticano all'Avana, per raddrizzarla. Note 2. Le Temps de l'Eglise, N. 26. |