Un legionario nella bufera

Di Sandro Magister, L'Espresso, 31 gennaio 2002.

Il suo ultimo mea culpa, lo scorso 22 novembre, Giovanni Paolo II l’ha fatto con i popoli dell’Oceania. Ai quali ha chiesto perdono per «gli abusi sessuali compiuti da alcuni preti» e ha promesso «aperte e giuste procedure per rispondere alle accuse». Promessa confortata da fatti. Perché nelle passate settimane, a tutti i vescovi del mondo, il Vaticano ha recapitato una “Epistula” in latino con segnati i gravissimi delitti che sono stati avocati dalla Congregazione per la dottrina della fede, l’ex Sant’Uffizio, per essere sottoposti a più rapido e rigoroso processo. Tra questi delitti: gli abusi sessuali commessi da sacerdoti su minori di 18 anni, l’assoluzione di complici in peccati contro il sesto comandamento, l’incitamento a simili atti da parte dello stesso confessore.

Intanto, però, il Vaticano tiene bloccata da due anni una causa canonica contro un prete famosissimo e potentissimo, pluriaccusato proprio di questi ultimi peccati.

Il prete si chiama Marcial Maciel Degollado, è messicano, ha la stessa età di Giovanni Paolo II ed è il fondatore e capo dei Legionari di Cristo, un corpo scelto e superpreparato di sacerdoti e laici di tutto il mondo, in strabiliante espansione.

Le cifre parlano. Lo scorso anno, sessantesimo dalla fondazione, i Legionari contavano 477 sacerdoti e altri 2.500 prossimi a diventarlo. Pronti quindi a sorpassare persino l’Opus Dei con i suoi 1.763 preti.

Hanno 24 seminari in Europa, nelle Americhe e in Australia, col top a Roma nel modernissimo Ateneo pontificio Regina Apostolorum. Possiedono 9 università e 166 scuole e istituti superiori in numerosi paesi.

Ai sacerdoti si aggiungono inoltre 870 Legionari laici, attivi in 5.266 comunità sparse nelle aree povere dell’America latina. Più i 50 mila seguaci del movimento parellelo Regnum Christi.

In breve, i Legionari sono una vera potenza. Fiorentissimi di vocazioni. Devotissimi al papa e da lui ricambiati di benedizioni. Non fosse per quell’ombra che oscura il loro fondatore Maciel.

Un’ombra che lo accompagna fin da ragazzo, quando per due volte fu espulso da due seminari. Ma che in seguito è più volte pericolosamente ricaduta su di lui. Fino a materializzarsi, il 18 febbraio 1999, nell’apertura in Vaticano di una causa canonica a suo carico.

Il fascicolo, presso l’ex Sant’Uffizio, reca sulla copertina la dicitura latina “Absolutionis complicis (Arturo Jurado et alii – Rev. Marcial Maciel Degollado)”. Tradotto: dell’assoluzione del complice.

Gli accusatori, infatti, tutti ex Legionari d’alto grado, denunciano sì padre Maciel d’aver abusato sessualmente di loro quand’erano minorenni, negli anni Cinquanta e Sessanta. Ma fosse stato solo per questo, la causa non sarebbe stata accolta. Perché simili delitti cadono in prescrizione passati dieci anni dal compimento della maggiore età della vittima, stando alle norme canoniche.

Se le autorità dell’ex Sant’Uffizio hanno aperto la causa, è per altre accuse ancor più gravi, che toccano il sacramento della confessione e quindi, se comprovate, resterebbero sempre sotto giudizio.

Agli accusatori padre Maciel ha risposto pubblicamente una sola volta, il 28 febbraio 1997, con una lettera al quotidiano “The Hartford Courant”, del Connecticut, quartier generale dei Legionari negli Stati Uniti. Dichiarando la sua piena innocenza.

Lo scorso 11 novembre, sul settimanale “National Catholic Register” di proprietà dei Legionari, è tornato a difendere l’innocenza di Maciel il direttore ed editore del giornale, padre Owen Kearns. È negli Stati Uniti, infatti, che il caso ha creato più rumore.

Ma il Vaticano? Fermo e muto. Al vescovo messicano di Coatzacoalcos, Carlos Talavera Ramírez, il capo supremo dell’ex Sant’Uffizio, cardinale Joseph Ratzinger, avrebbe detto nell’autunno del 1999 che la materia è delicata, che padre Maciel ha fatto tanto bene per la Chiesa suscitando così numerose vocazioni e che non sarebbe prudente sollevare un simile caso. L’ufficio stampa vaticano ha però smentito che Ratzinger abbia fatto simili affermazioni e Talavera non le ha più riconfermate.

Una Legione ha insomma fermato le «aperte e giuste procedure» promesse dal papa. Che pure non ha esitato a degradare tre anni fa per analoghe colpe comprovate nientemento che il cardinale di Vienna, Hans Hermann Groër.


Mezzo secolo di accuse

Marcial Maciel, il fondatore dei Legionari di Cristo, è stato più volte sotto tiro.

Le prime accuse sono del 1948. Sono trasmesse a Roma dai gesuiti di Comillas, in Spagna, dove Maciel aveva mandato i suoi discepoli a studiare. Ma il Vaticano le lascia cadere.

Secondo round nel 1956. Questa volta il Vaticano indaga, su nuove accuse ancor più pesanti. Maciel è sospeso per due anni dalle sue funzioni e esiliato da Roma. Ma nel febbraio del 1959 è reintegrato a capo dei Legionari.

Terzo. Nel 1978 è l’ex presidente dei Legionari negli Stati Uniti, Juan Vaca, con un esposto a papa Giovanni Paolo II, ad accusare Maciel di comportamenti peccaminosi con lui quand’era ragazzo. Nel 1989 Vaca ripresenta a Roma le sue accuse. Senza risposta.

L’ultima tornata inizia nel febbraio del 1997 con la denuncia pubblica, da parte di otto importanti ex Legionari, di abusi sessuali commessi da Maciel a loro danno negli anni Cinquanta e Sessanta.

Nel 1998, il 17 ottobre, due degli otto accusanti, Arturo Jurado Guzman e José Barba Martin, accompagnati dall’avvocato Martha Wegan, incontrano in Vaticano il sottosegretario della Congregazione vaticana per la dottrina della fede, Gianfranco Girotti, e chiedono la formale apertura di un processo canonico contro Maciel.

Il 18 febbraio 1999 l’ex Sant’Uffizio accoglie la richiesta e apre la causa.

Che però, da allora, è ferma.

 
 
 
        esprimi il tuo parere