Capo di un ordine cattolico a diffusione mondiale accusato di abusiDi Gerald Renner e Jason Berry [*]© The Hartford Courant, 23 febbraio 1997 - http://ocean.ucc.ie/97/chute/ © Traduzione in italiano di Alessia Guidi. Dopo decenni di silenzio, nove uomini si sono fatti avanti per accusare di abusi sessuali il capo di un ordine cattolico internazionale. I fatti risalirebbero a quando erano ragazzi e seminaristi. Gli uomini, in interviste rilasciate negli Stati Uniti e in Messico, hanno raccontato che il Rev. Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo, negli anni '40, '50 e '60 li aveva molestati in Spagna e in Italia. Diversi hanno detto che Maciel raccontava di avere il permesso di Papa Pio XII per trovare sollievo nel sesso al dolore fisico. Tra gli accusatori ci sono un prete, un assistente/consigliere, un professore, un ingegnere e un avvocato. Alcuni di essi, ora 50enni e 60enni, hanno pianto nel corso delle interviste. Tutti hanno raccontato che l'esperienza ancora li tormenta. Hanno detto di essere usciti allo scoperto soltanto ora perché Papa Giovanni Paolo II non ha risposto alle lettere che due preti avevano inviato attraverso i canali ecclesiastici ufficiali, nel 1978 e nel 1989, per richiedere un'inchiesta, e nel 1994 ha lodato Maciel come «efficace guida per i giovani&aquo;. «Il Papa ha rimproverato i tedeschi per mancanza di coraggio durante il periodo nazista. Noi ci troviamo in una situazione simile. Per anni siamo stati zitti, poi abbiamo cercato di arrivare alle autorità della chiesa. È una dichiarazione di coscienza» ha detto José de J. Barba Martin, uno degli uomini che ha denunciato gli abusi. Maciel, che risiede a Roma e si reca spesso in Messico, ha rifiutato le interviste richieste. Ma i Legionari hanno emesso, per conto suo, una lunghissima smentita. «Tutte queste accuse sono false. Padre Maciel non ha mai intrattenuto relazioni sessuali di alcun tipo con seminaristi o novizi, né si è mai macchiato delle scorrettezze attribuitegli» ha dichiarato il Rev. Owen Kearns, portavoce dei Legionari degli Stati Uniti, che hanno sede a Orange, Connecticut. La sua dichiarazione di 19 pagine e altri documenti sono stati forniti dall'ufficio di Washington della Kirkland and Ellis, studio legale di Chicago. La dichiarazione dei Legionari descrive Maciel, ora 76enne, come l'obiettivo di un complotto di chi ha «vendetta personale contro di lui» e «inventa queste accuse devastanti» per distruggere la sua reputazione. Il portavoce del Vaticano, Joaquin Navarro-Valls, non ha risposto alle ripetute richieste di commenti che il Courant ha fatto via telefono, lettera e fax. Nessuno tra gli accusatori di Maciel ha iniziato azioni legali o chiesto risarcimenti ai Legionari o alla Chiesa Cattolica. Molti di essi rimangono fedeli cattolici, e hanno sostenuto di non accusare l'ordine religioso o la Chiesa. Tutto ciò che cercano, dicono, è il riconoscimento, da parte delle autorità ecclesiastiche, per ciò che dicono essere stata la cattiva condotta sessuale di Maciel. Fondati da Maciel nel 1941 in Messico, i Legionari di Cristo sono uno degli ordini religiosi a maggior crescita della Chiesa Cattolica Romana, e reclutano anche ragazzi di 10 anni. Hanno 350 preti e 2.000 seminaristi – il doppio di dieci anni fa – in 18 paesi. La sede americana dei Legionari è a Orange. Hanno un seminario nello Cheshire, dove negli ultimi due anni sono stati arruolati circa 200 giovani per gli studi nella scuola superiore e il programma di noviziato. Nessuna scuola è implicata nelle accuse che riguardano Maciel. L'ordine è specializzato nell'istruzione. Oltre ai seminari gestisce scuole medie e superiori in America Latina, Europa e Stati Uniti, una università a Città del Messico e scuole per i poveri in Messico. Kearns ha detto che l'ordine si occupa anche di programmi per la distribuzione di cibo e promuove lo sviluppo urbano e rurale in America Latina. Il Courant ha appreso delle accuse contro Maciel per abusi sessuali dopo che l'anno scorso aveva pubblicato degli articoli relativi all'acquisto, da parte dell'ordine, di due settimanali nazionali cattolici – il National Catholic Register e il Twin Circle. Gli articoli approfondivano le tattiche di raccolta fondi dei Legionari e la severa disciplina dei suoi seminari. Tre uomini raccontavano di aver dovuto scappare dal noviziato presso il seminario di New Castle, N.Y., perché le loro richieste di andarsene erano state ignorate. Otto degli uomini che denunciano gli abusi sessuali, compreso un prete della Florida, sono messicani, o americani-messicani, di un certo successo professionale. Il nono era un ex prete di origine spagnola, ex presidente universitario legionario che sul letto di morte, nel 1995, aveva dettato una dichiarazione in cui accusava Maciel di averlo molestato da bambino. Tra gli accusatori, due hanno contribuito alla fondazione dell'ordine negli Stati Uniti. Uno è il Rev. Felix Alarcon, 63 anni di Venice, Fla., che nel 1965 aprì la prima base statunitense dei Legionari nella sezione Woodmont di Milford, Conn.. L'altro è un ex prete, Juan Vaca, 59 anni di Holbrook, N.Y., che fu presidente dei Legionari negli Stati Uniti dal 1971 al 1976. In risposta lo studio legale dei Legionari ha prodotto lettere di quattro laici messicani – due dei quali lavorano per l'ordine in Messico, e uno ha lavorato per il fratello di Maciel – in cui si afferma che gli accusatori avevano cercato di arruolarli in uno schema per screditare Maciel con false accuse. «Stanno mentendo in modo meschino per lealtà verso Padre Maciel» ha detto Barba, 57 anni, studi ad Harvard, studioso di letteratura presso una delle maggiori università messicane, l'Instituto Tecnologico Autonomo de Mexico. Barba ha detto che Maciel aveva sessualmente abusato di lui quando era un giovane seminarista a Roma, nel luglio del 1955. Appena quattro ore prima della pubblicazione, dopo che il Courant aveva informato lo studio legale di Maciel del fatto che oggi sarebbe andato in stampa con questo articolo, lo studio ci ha notificato che un decimo accusatore di Maciel aveva ritrattato la precedente dichiarazione. Quella dichiarazione era stata rilasciata durante un'intervista del novembre scorso, e in una testimonianza giurata dettagliata che aveva presentato in gennaio. Miguel Diaz Rivera, 62 anni di Oaxaca, Messico centromeridionale, in un secondo affidavit rilasciato 15 giorni fa ha detto di essere stato incoraggiato da ex Legionari a fare quelle accuse. Professore ed ex prete Legionario, Diaz ora nega di essere a conoscenza di cattiva condotta sessuale tenuta da Maciel. La maggioranza degli altri accusatori ha fornito affidavit a sostegno delle proprie accuse contro Maciel, e nessun altro ha ritrattato. Maciel superò un'indagine vaticana condotta tra il 1956 e il 1958, periodo in cui fu sospeso dai suoi compiti di capo della Legione. Il rapporto dell'inchiesta giace probabilmente negli archivi segreti del Vaticano. James F. Basile, avvocato dello studio legale della Legione, ha affermato che Maciel venne reintegrato dopo essere stato prosciolto dalle accuse di abuso di farmaci, cattivo uso del denaro e altre scorrettezze, che non comprendevano la cattiva condotta sessuale. Rituale di iniziazione Gli uomini che oggi accusano Maciel di abusi sessuali sostengono di non essere stati tra coloro che, negli anni '50, si lamentarono di lui. In realtà, aggiungono, all'epoca erano giovani seminaristi che difesero caldamente il superiore generale dell'ordine, a cui era stato insegnato riferirsi come “Nuestro Padre”. Gli accusatori sostengono che, tra gli anni '40 e almeno fino alla fine degli anni '60, Maciel molestò oltre 30 ragazzi. Diversi sostengono che mantenne con loro relazioni sessuali a lungo termine. Racconti separati di iniziazioni sessuali simili, parlano che di sera Maciel convocava un ragazzo nella propria stanza, dove si faceva trovare a letto e in apparente stato sofferente, e chiedeva al ragazzo di massaggiargli lo stomaco. L'incontro finiva solitamente con la masturbazione reciproca. Alarcon, il prete della Florida, ha raccontato che Maciel approfittò di lui «quando ero molto piccolo e molto giovane». Il Courant ha parlato con Alarcon dopo che il suo nome era stato fatto dagli altri come una delle vittime di Maciel. Ha confermato i racconti. Alarcon ha lasciato i Legionari nel 1966 per divenire parroco della diocesi di Rockville Centre, Long Island, N. Y.. È poi stato distaccato dalla diocesi per occuparsi degli ispanici della Florida. Vaca, l'ex presidente dei Legionari negli Stati Uniti, era entrato nell'ordine in Messico, su invito di Maciel, quando aveva dieci anni. Ha raccontato che il superiore generale aveva iniziato a molestarlo due anni dopo, quando era stato portato in un seminario spagnolo. Ha detto di aver sopportato una relazione psicosessuale per una decina d'anni, fino all'età adulta, che sta ancora cercando faticosamente di capire. Nel 1976 Vaca scrisse a Maciel una lettera dettagliata elencando 20 vittime, che dice di aver consegnato a mano al fondatore della Legione, a Città del Messico, per spiegare i motivi per cui lasciava l'ordine. «Tutto ciò che hai fatto contraddice il credo della chiesa e dell'ordine» scrisse. Maciel, racconta, cercò di convincerlo a restare nell'ordine, ma rifiutò di affrontare i motivi che lo spingevano ad andarsene. Kearns, il portavoce dei Legionari, nella sua dichiarazione ha scritto che Vaca è in cerca di vendetta perché era un incompetente sul lavoro e stava per essere retrocesso. Vaca contesta l'affermazione, ma riconosce che, nel corso degli anni, lo scoramento aveva influito anche sul suo ministero. Nel 1978, continua, consegnò una copia della sua lettera del 1976 al Vescovo John R. McGann di Rockville Centre, Long Island, che l'aveva accettato come parroco. Prosegue dicendo che McGann inviò la sua lettera, assieme ad un'altra di Alarcon ed ulteriori documenti, al Vaticano. Monsignor John A. Alesandro, avvocato canonico diocesano che gestì il caso di Vaca per conto del vescovo, ha confermato che i documenti vennero inviati a Roma nel 1978, così come una lettera scritta da Vaca nel 1989, quando decise di lasciare il sacerdozio, e indirizzata a Papa Giovanni Paolo II. «Tutto ciò che posso dire è che esistono diversi livelli in cui le persone vengono informate a questo riguardo. Il nostro compito era di far avere queste cose alle mani giuste. Non so perché non si sia agito … si tratta di accuse importanti che richiedevano un'azione» ha aggiunto il legale canonico. Alarcon ha detto «Da tutto ciò non è mai uscito nulla. È stupefacente … esistono pezzi grossi a Roma che stanno evitando l'argomento». Un esercito spirituale I messicani che ora accusano erano noti nella Legione come gli “scolari apostolici”, perché erano stati formati alla severa disciplina dell'ordine fin da quando avevano appena 10 anni. Gli americani e gli irlandesi che erano entrati nella Legione nella tarda adolescenza hanno raccontato, in un'intervista, che si sentivano come «cittadini di seconda classe» se paragonati agli “scolari apostolici” favoriti da Maciel. Hanno negato di essere stati a conoscenza delle accuse di abusi avanzate dai messicani. Secondo la storia ufficiale dei Legionari, Maciel diede inizio al suo ordine religioso il 3 gennaio 1941, quando aveva 20 anni, studiava teologia e si incaricò di istruire un gruppo di ragazzini di 12/13 anni. Ciò avvenne dopo aver lasciato due seminari – quello di Vera Cruz in Messico nel 1938 e il seminario gesuita di Montezuma, Nuovo Messico, nel 1940 – per ciò che la storia ufficiale definisce “incomprensioni” sul suo desiderio di dare avvio ad un ordine religioso. Uno degli zii di Maciel, il Vescovo Francesco Gonzalez Arias di Cuernavaca, Messico, sovrintese alla sua formazione e lo ordinò il 26 novembre del 1944. Aveva 24 anni, giovane per un prete, specialmente uno che non era riuscito a terminare la preparazione in due diversi seminari. L'idea di un “esercito spirituale” venne naturale a Maciel, nato il 10 marzo 1920 in una grande famiglia di origini francesi che l'aveva allevato con racconti di guerra. Quattro dei suoi zii erano vescovi, ed uno era generale. Gli ex Legionari ricordano come Maciel li affascinasse con le storie delle battaglie dello zio, che aveva combattuto per difendere la chiesa durante la guerra civile messicana che vide assassinati diversi membri del clero. La guerra terminò nel 1920, ma le persecuzioni dei preti continuarono fino agli anni '30, quando un partito unico autoritario conquistò il potere. Molti messicani consideravano la chiesa come un rifugio spirituale che aveva prevalso sulla violenza. Inoltre la Guerra Civile spagnola degli anni '30 era stata vinta dal generale Francisco Franco, un cattolico che si era impegnato a restaurare la monarchia. Franco governava la Spagna da dittatore, ed era ammirato dai conservatori messicani. Maciel, secondo diversi racconti, era un brillante raccoglitore di fondi. Coltivava ricchi benefattori in Messico e, occasionalmente, anche in Spagna, impressionando i donatori con il suo programma di rettitudine morale in un ordine quasi militare. Riuscì a raccogliere 200.000 peso, una cifra considerevole all'epoca, per dare inizio al suo ordine religioso. In un primo tempo lo chiamò Missionari del Sacro Cuore. Successivamente lo modificò in Legionari del Papa, e infine si decise per Legionari di Cristo. Nel 1948 Maciel aveva già fondato un seminario della Legione in una villa di Tlalpan, sobborgo meridionale di Città del Messico. L'edificio era circondato da alti alberi, aveva una grande piscina e un lago pittoresco. A volte Maciel lo frequentava, giocava a biglie o passava un po' di tempo con i ragazzi più grandi. Ma non aveva un'agenda casuale. Ai ragazzi veniva detto che Maciel era un santo vivente impegnato in una personale crociata contro il comunismo, per conto del Santo Padre di Roma. Alla fine degli anni '40 la Legione si espanse in Spagna, e i ragazzi più grandi vennero mandati a studiare filosofia all'Università Gesuita di Comillas, nella provincia settentrionale di Santander. Si dice, però, che gli insistenti tentativi di Maciel per reclutare gli altri seminaristi nella Legione avesse portato a frizioni con i gesuiti, che troncarono i rapporti con lui. Fino ai primi anni '50 i Legionari condussero i loro studi in un monastero vicino, poi Maciel trovò nuovi locali a Ontaneda, nella provincia di Santander, dove da allora opera il seminario. Da Ontaneda, dove si tengono i corsi di filosofia, i seminaristi si spostano a Roma per corsi teologici superiori. Molti degli ex Legionari intervistati hanno detto che, nel reclutamento dei ragazzi per l'ordine, Maciel aveva l'ossessione per giovani biondi e di pelle chiara. Vaca ha detto che quando Maciel lo mandò in Spagna, nel 1963, «venni istruito ad avvicinare i ragazzi più intelligenti e carini». Voto extra I Legionari si impegnavano alla totale fedeltà al papa, e prendevano i tre voti tradizionali di tutti gli altri ordini religiosi: povertà, castità e obbedienza. Ma ne prendevano anche un quarto: giuravano di non parlare mai male della Legione, di Maciel o dei loro superiori – e fare rapporto su chiunque lo facesse. Gli ex Legionari ricordano di come gli venisse insegnato che le donne sono tentatrici, e che la masturbazione è un peccato mortale. In una enciclopedia d'arte del seminario spagnolo la raffigurazione della “Nascita di Venere” del Botticelli ed altre opere con donne svestite erano coperte da carta nera incollata con lo scotch. La campagna era bellissima, e il curriculum classico una benedizione per i ragazzi con la predisposizione allo studio. Molti allacciavano amicizie che sarebbero durate a lungo dopo l'uscita dal collegio. Ai ragazzi veniva detto che se avessero lasciato la Legione la loro anima sarebbe andata letteralmente all'inferno: «perdita di vocazione, sicura dannazione» era la frase che spingeva molti a restare anche se avrebbero desiderato andarsene. Alla fine alcuni tra coloro che hanno sostenuto di essere stati abusati hanno cercato l'aiuto di terapeuti per affrontare i ricordi traumatici. Al seminario si guardavano film celebrativi di Franco, e si ascoltavano racconti sull'eroica lotta di Nuestro Padre contro malattie debilitanti. Gli standard di disciplina erano medioevali. Per scacciare i pensieri impuri, hanno raccontato gli ex Legionari, gli veniva consegnato un cilicio, correggia di cuoio con uncini da indossare sulle cosce. «Le punte entravano nella carne e mi facevano molto male» ha ricordato un ex seminarista «ma i pensieri cattivi continuavano a tormentarmi». Durante la notte il silenzio del dormitorio era interrotto dal suono delle frustate che i ragazzi si infliggevano alla schiena come punizione per i loro peccati. Secondo il racconto degli uomini, si trattava di una cultura in cui si doveva rendere conto di ogni momento, non solo in seminario ma nel corso di tutta la loro vita di preti – un sistema di controllo totale. La posta in entrata e in uscita veniva controllata, e non avevano accesso al telefono. Il giuramento sul fare rapporto su chiunque parlasse male di Nuestro Padre o della sua Legione significava doversi spiare a vicenda. I contatti con le famiglie erano seriamente ridotti. Juan Vaca ha raccontato: «sono stato tenuto in Europa per 12 anni, lontano da genitori e familiari. Non mi era permesso vederli, o mantenere stretti contatti con loro». Gli ex Legionari hanno raccontato che le punizioni erano dure. Fernando Perez Olvera, 62 anni, ingegnere in Messico, ha detto che aveva 14 anni quando respinse le avances sessuali di Maciel, e che iniziò ad infrangere le regole per farsi espellere. Una volta, ha raccontato, Maciel «mi rinchiuse in una stanza con un letto e un comodino, e una finestra che doveva rimanere chiusa… fu molto dura in quella prigione». L'isolamento durò un mese. «Se ci fossi rimasto più a lungo sarei impazzito». Un'altra volta Maciel gli disse di fare i bagagli e gli ordinò di camminare fino alla stazione, lontana miglia. Se ne andò a metà mattinata e arrivò alle 7 di sera, stanco e affamato. Non aveva denaro e si sentiva solo e disperato, quando alle 11 arrivò Maciel in macchina, e lo ricondusse al seminario. Poco dopo venne espulso e tornò in Messico in nave. Diversi anni più tardi, alla metà degli anni '50, il fratello minore di Perez, José Antonio Perez Olvera, venne convocato nella stanza di Maciel che espresse preoccupazione per la salute di Fernando. «Disse che mio fratello si masturbava di frequente e bisognava allontanarlo con urgenza da questo peccato» ha raccontato José Antonio Perez, 59 anni, che ora fa l'avvocato a Città del Messico. «Non sapevo che pensare. Non ne avevo mai parlato con mio fratello». Maciel, continua, gli disse che aveva bisogno di un campione del suo sperma che sarebbe stato inviato ad un famoso medico di Madrid, e la cui analisi avrebbe aiutato a porre rimedio al problema del fratello. L'ex seminarista ha raccontato di essersi sentito disorientato, ma di essersi sottomesso e quando Maciel l'aveva accarezzato per farlo arrivare all'orgasmo, aveva raccolto lo sperma in una fialetta ed aveva detto dolcemente «lo scopo era giusto». Poi, ha aggiunto, Maciel gli aveva detto di fare la Comunione, e «di non raccontare mai a nessuno il tuo atto eroico». «I dettagli della violazione potrebbero suonare divertenti, se per me non avessero rappresentato una tragedia», ha detto José Antonio. Entrato nella Legione a 10 anni, José credeva che «la castità fosse la virtù numero uno». Ha paragonato l'esperienza con Maciel alla «deflorazione», aggiungendo che si era sentito «complice». Iniziò a soffrire di insonnia e ansia, e mantenne le distanze da Maciel fino a quando lasciò l'ordine, a 25 anni. Oggi José Antonio Perez considera l'auto flagellazione dei seminaristi come una «forma di transfert psicologico» - punire se stessi per i peccati di Maciel. Dispensa papale Arturo Jurado Guzman, 58 anni, insegna alla Scuola di Linguistica del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti a Monterey, California. Entrò nella Legione a 11 anni, e ne aveva 16, racconta, quando Maciel lo convocò al suo capezzale. Nella stanza buia Maciel si lamentava per dolori che attribuiva a problemi addominali. «Mi disse di mettergli la mano sulla pancia e iniziare a massaggiarlo» racconta Jurado con un sospiro. Maciel gli disse «di scendere più in basso», convincendolo a masturbarlo mentre il prete iniziava ad accarezzare il ragazzo. «Disse di avere una personale dispensa di Papa Pio XII per fare quegli atti, a causa del dolore». Jurado racconta di aver sottostato ai desideri di Maciel circa 40 volte, e quando oppose resistenza al tentativo di penetrazione anale, Maciel convocò un altro ragazzo. Vaca, che avrebbe raggiunto la direzione dell'ordine negli Stati Uniti, ha raccontato che il suo primo incontro sessuale avvenne in circostanze simili. Dopo «gli dissi che non mi sembrava giusto. Volevo confessarmi. Lui rispose “non c'è nulla di male. Non ti devi confessare». Vaca ha ricordato che, quando il suo sgomento non si dileguò, Maciel gli disse «Ecco, ti assolvo» - e fece il segno della croce. Alejandro Espinosa Alcala, 59 anni, seminarista nei primi anni '50 ed ora allevatore nel Messico rurale, ha raccontato che a volte Maciel portava lui ed un altro ragazzo nel letto per masturbarsi a vicenda. «Non riuscivo a combattere la mia naturale ripugnanza». Maciel l'aveva rassicurato che l'attività era «moralmente corretta» perché stava solamente facendo «l'infermiere tecnico» avendo il prete ricevuto uno speciale permesso dal papa per usare ragazzi, e non donne, per quel compito. Uno che ha detto di aver resistito alle avances sessuali di Maciel è Saul Barrales Arellano, 62 anni, che dopo aver lasciato la Legione ha insegnato per anni in scuole cattoliche messicane. Come seminarista era conosciuto tra i suoi compagni come «il caritatevole», e pensavano che la sua gentilezza l'avrebbe reso naturalmente prete. Barrales ha raccontato che Maciel «mi chiese di manipolarlo sessualmente 5 o 10 volte, ma rifiutai». Ha ricordato come si stendesse davanti alla porta quando Maciel si addormentava, per tenere lontani gli altri, che pensava potessero essere più arrendevoli ai capricci di Maciel. Gli ex Legionari hanno raccontato che Maciel sembrava dissociarsi dagli atti sessuali, separando gli incontri in camera da letto dalle sue attività di chiesa. Con alcuni non riconobbe mai che era accaduto qualcosa di strano. Barba, lo studioso di letteratura, ha raccontato che dopo un incontro sessuale Maciel si vestì con calma e andò col ragazzo a benedire un pranzo all'aperto. «Fondamentalmente quello di Maciel è un caso di personalità sdoppiata» ha detto Miguel Diaz nelle sue dichiarazioni iniziali. Maciel affermava di «soffrire di una malattia» ha raccontato prima di ritrattare «che gli faceva trattenere lo sperma nei testicoli causandogli dolori insopportabili che potevano essere alleviati soltanto con un farmaco specifico … o attraverso la masturbazione, che mi chiese di praticargli in diverse occasioni, cosa che ovviamente feci». Questioni di farmaci La storia medica di Maciel è stata fonte di curiosità per gli uomini che affermano di essere stati abusati sessualmente. Tutti hanno detto che Maciel aveva una dipendenza dagli antidolorifici, nonostante sia stato assolto da quell'accusa dall'inchiesta vaticana. A Roma, ha raccontato Jurado, venne inviato una decina di volte all'ospedale Salvator Mundi per prendere della morfina. Su ordine di Maciel, ha aggiunto, «gli feci molte volte delle iniezioni all'avambraccio». Barrales, «il caritatevole» che ha raccontato di aver opposto resistenza alle avances sessuali, ha detto di essere stato mandato, di solito in macchina, all'Isola Tiberina, un ospedale che si trova su una piccola isola dl Tevere, per farsi dare droghe. Se gliele rifiutavano l'autista si dirigeva verso un altro ospedale. «Vivevamo in un mondo senza conoscenza. Andavo a chiedere le droghe nelle farmacie, ma non me le davano perché erano vietate. Quando andavo negli ospedali gestiti dalle suore, qualcuno me le dava da portare a Maciel». “La guerra” La storia ufficiale della Legione, pubblicata nel 1995, non fa riferimenti all'inchiesta che il Vaticano condusse su Maciel tra il 1956 e il 1958. I Legionari fanno riferimento ad essa come alla “Guerra”. Nell'autunno del 1956, ricordano, un Maciel distrutto e in lacrime disse ai suoi seminaristi di Roma che doveva mostrare la sua obbedienza al papa, anche se funzionari del Vaticano in errore stavano indagando su di lui. Con Maciel sospeso come superiore si diffuse la confusione: come poteva darsi che il Nuestro Padre avesse dei guai con Papa Pio XII, che aveva approvato la Legione come un ordine Cattolico Romano? Maciel si recò a Villa Linda, un ospedale fuori Roma. Le dichiarazioni dei tre medici, due datate ottobre 1956 ed una senza data fornite dalla Legione tramite il suo studio legale, dicono che Maciel era in buona salute e, nello specifico, non aveva problemi di droga. Ciononostante gli ex Legionari insistono che Maciel aveva davvero una dipendenza da analgesici, a dispetto di quanto i medici hanno scritto. Ironicamente fu il rendersi conto di questa dipendenza che fece ammorbidire l'atteggiamento verso l'abuso sessuale subito. Gli ex Legionari ricordano il grande dramma morale vissuto al tempo in cui dovevano trovare un equilibrio tra anni di studi in seminario e gli interessi di Maciel. Jurado, l'insegnante di linguistica del Dipartimento della Difesa, ha raccontato che il preside del seminario di Roma aveva detto agli studenti che gli investigatori del Vaticano erano «gente cattiva, con cattive intenzioni» e che i ragazzi non dovevano raccontare la verità. «Eravamo tutti molto nervosi» ha ricordato Barba, lo studioso di letteratura. «Se il Papa era il capo supremo della Legione, come potevamo credere che avesse inviato uomini con cattive intenzioni? [Il rettore] mi disse “fai ciò che ti impone la coscienza”». Quando un investigatore gli chiese che cosa pensasse di Maciel, Barba rispose «È un santo» - come ai seminaristi era stato detto per anni. Il prete chiese perché. Barba fece riferimento alle sofferenze di Maciel, in infermeria. A domande più esplicite, ha raccontato, «Mi tirai indietro, ero terrorizzato… non gli dissi delle mie esperienze». Anche Jurado ha affermato di aver mentito, all'epoca: «Per me si trattava di obbedienza». La pressione sugli allievi apostolici fu enorme. Per chi era vicino all'ordinazione ammettere attività sessuali poteva rovinare la vita clericale che avevano inseguito negli anni dal Messico alla Spagna, fino a Roma. Suonare l'allarme poteva abbattere gli altri, prima dell'ordinazione. Vaca ha raccontato: «Ci dissero che c'erano questi nemici di Dio che erano a caccia di Maciel. Negai l'abuso di droga e difesi e lodai Padre Maciel». Non gli furono fatte altre domande. Nelle interviste gli ex Legionari hanno detto che pensavano che le accuse del 1956 riguardassero le molestie sessuali. Si sono detti sorpresi nell'aver ora appreso una storia diversa dall'unico dei quattro investigatori del Vaticano ancora in vita. In una lettera fornita dallo studio legale dei Legionari, datata 12 dicembre 1996, il vescovo – ora in pensione - Polidoro Van Vlieberghe di Illapel, Cile, ha scritto di aver trovato che «tutte le accuse all'epoca rivolte contro padre Maciel erano infondate». Ha aggiunto che le accuse degli anni '50 erano «parte di una campagna organizzata con metodo per screditare padre Maciel e i Legionari di Cristo». Nella sua lettera, Van Vlieberghe incolpa due subordinati di Maciel. In un documento a sostegno, non datato ma presumibilmente scritto verso il 1958, il vescovo diceva che due vescovi messicani e la Società di Gesù, o gesuiti, - «per ragioni indicibili» - avevano sostenuto le accuse. Tuttavia José Antonio Perez, l'avvocato di Città del Messico che ha raccontato come Maciel avesse raccolto un campione del suo sperma, ha ricordato che uno degli investigatori gli aveva fatto solo una domanda esplicita: «”È mai accaduto che padre Maciel ti ha fatto qualcosa di scorretto e ti abbia chiesto di non dirlo a nessuno, neanche in confessione?” La mia risposta fu un fermo “No”. Ero molto orgoglioso della mia fedeltà a padre Maciel.». Quando aveva posato la mano sulla Bibbia e aveva mentito, ha continuato Perez, «sacrificai me stesso per lui. Interiormente mi sentii scomunicato». Ha raccontato che la sua dedizione verso Maciel, a cui pensava di dovere tutto, era tale che si sentiva orgoglioso di averlo protetto. Perché ora? Gli uomini hanno detto che, negli anni impiegati per rimettere insieme le loro vite, erano troppo terrorizzati per accusare Maciel. Il Vaticano lo aveva assolto, e con il potere e l'influenza di cui godeva Maciel temevano che nessuno li avrebbe creduti. La loro paura di Maciel derivava da un cumulo di esperienze che, hanno detto, impiegarono anni a vincere. Anche quando venne sospeso durante l'inchiesta del Vaticano, nessuno dubitava del fatto che fosse Maciel a dirigere la Legione, nonostante la presenza di un superiore ad interim. Barreles, il “caritatevole” ha raccontato che nel 1957, al massimo dell'inchiesta vaticana, Maciel lo inviò alle Canarie in modo che non potesse rilasciare testimonianza. Dopo nove mesi Maciel lo espulse dall'ordine, appena prima dell'ordinazione. Barrales ha raccontato di aver sofferto di depressione per un anno, e di non essere riuscito ad ammettere con i propri genitori ciò che aveva dovuto sopportare nella Legione. Arturo Jurado, l'insegnante di linguistica, ha ricordato di essere stato improvvisamente degradato dai suoi studi a Roma e rispedito in Spagna. Poco dopo se ne andò. Barba se ne andò di sua spontanea volontà nel 1962. Col passare degli anni anche gli altri lasciarono. All'inizio degli anni '90 assistettero alla pubblica discussione, su media americani ed europei, di abusi sessuali da parte di preti. Le vittime iniziavano a parlarne pubblicamente e a criticare i leader della chiesa che riciclavano noti pedofili in nuovi incarichi parrocchiali. Un altro fattore galvanizzante, dicono, fu una lettera scritta a Maciel da Papa Giovanni Paolo II, in cui veniva lodato come «efficace guida per i giovani» - lettera riprodotta in forma di pubblicità a mezza pagina il 5 dicembre 1994 sui maggiori quotidiani di Città del Messico, accompagnata da una foto di Maciel che bacia l'anello al papa. L'annuncio pubblicitario celebrava il cinquantesimo anniversario dell'ordinazione di Maciel. A Roma i legionari sono stimati. Nel 1991 il papa ha presieduto all'ordinazione di 60 nuovi preti Legionari ed ha lodato Maciel per la sua lealtà al papato. Maciel ha accompagnato il papa in due dei suoi viaggi in nord America. Gli ex Legionari hanno detto che erano convinti che un appello diretto al papa per una nuova indagine non avrebbe sortito effetti, dopo l'inutile esperienza di Vaca. Lettere al papa Nonostante due lettere al papa, nel 1978 e nel 1989, in cui denunciava gli abusi sessuali commessi da Maciel su di lui, Vaca non ebbe mai risposta. La lettera del 1978, inviata al Vaticano attraverso la Diocesi di Rockville Centre, era accompagnata da una lettera di sostegno di Alarcon che dichiarava di aver altresì subito abusi. Anni dopo, quando Vaca decise di lasciare il clero e sposarsi, scrisse a Papa Giovanni Paolo II, con una lettera datata 28 ottobre 1989, richiedendo formale dispensa dai voti. Di nuovo discusse «gli anni di abusi psicologici e sessuali» inflittigli da Maciel, fornendo dettagli specifici che risalivano al 1949 a Cobreces, Spagna. Maciel «iniziò ad abusare sessualmente di me allo stesso modo in cui, mi resi ben presto conto, stava facendo con altri seminaristi» affermava nella lettera al papa. In un'intervista rilasciata a casa sua, a Holbrook, N.Y., Vaca ha detto che, sebbene il papa avesse ignorato le sue accuse contro Maciel, nel 1993 aveva ricevuto un documento di due pagine scritto in latino, firmato da un cardinale del Vaticano, con cui veniva accolta la sua richiesta di lasciare il clero e sposarsi. Nel frattempo si era già spostato con rito civile, seguito poi dal matrimonio religioso officiato dal vescovo ausiliario James J. Daly di Rockville Centre. Vaca lavora come assistente presso un college della comunità. Resta cattolico osservante e vive con la moglie e la figlioletta di due anni in una modesta casa di Cape, decorata con dipinti e statue di carattere religioso. Alesandro, l'avvocato canonico di Rockville Centre, ha detto che la riservatezza gli impedisce di parlare nello specifico dell'appello di Vaca, ma che in tutti i casi segue la stessa procedura stabilita dalla legge canonica. Assieme ai documenti che il richiedente desidera sottoporre per il suo caso, aggiunge, il vescovo McGann scrive una raccomandazione. «La trasmissione avviene attraverso la nunziatura [di Washington D.C.] e viene inviata a Roma in valigia diplomatica. Successivamente viene inviata una ricevuta con un numero di protocollo». Il Vaticano accusò ricevuta della petizione di Vaca. Il Vaticano non ha risposto alle domande del Courant sul perché alle accuse di Vaca e Alarcon non seguì una inchiesta. Informato via fax dal Courant sulla natura delle denunce, l'arcivescovo John J. Foley, americano incaricato delle “comunicazioni sociali” del Vaticano, ha risposto che i fax erano «stati inviati alle autorità competenti». L'arcivescovo ha detto di averne anche inviato copie all'ufficio stampa del Vaticano, responsabile dei rapporti con i giornalisti. Ma Navarro-Vals, direttore di quell'ufficio, non ha risposto alle ripetute richieste di commenti. Testamento sul letto di morte Forse il racconto più intenso dei critici di Maciel è quello di Juan Manuel Fernandez Amenabar, un prete della Legione che, ai primi anni '80, fu presidente dell'Università dei Legionari di Anhuac Nord, Città del Messico. Nel 1984 Fernandez lasciò l'incarico e i voti. Spagnolo di nascita, passò qualche tempo a San Diego per poi tornare in Messico. Un giorno del maggio 1991 entrò zoppicando nell'ospedale spagnolo di Città del Messico, stordito da un colpo apoplettico e con problemi di parola. All'inizio della riabilitazione strinse amicizia con la giovane dottoressa che lo curava, Gabriela Quintero Calleja. A volte, al termine del giro di visite, si fermava da lui per leggergli poesie. La Quintero ha raccontato che, nel corso degli ultimi tre anni di vita dell'ex prete, fu la persona che gli stette vicino più di chiunque altro. Lui le confidò la storia della sua vita, ha raccontato, compreso come Maciel «in tre occasioni abusò sessualmente di Juan Manuel [Fernandez], le prime due volte quando aveva 16 anni, e la terza quando ne aveva 17». Il 6 gennaio 1995, la salute in declino, Fernandez dettò una dichiarazione sulle sue esperienze, con diversi ex Legionari come testimoni. Attestò che Maciel «cercò di giustificare l'uso di droga, e i sopra citati abusi sessuali su di me e, come appresi in seguito, su altri religiosi e novizi che furono sue vittime, dicendo che era affetto da una “malattia” e che aveva l'autorizzazione diretta di Sua Santità Papa Pio XII…». Kearns, il portavoce dei Legionari, mette in discussione il giudizio razionale di Fernandez durante i suoi ultimi giorni, perché aveva sofferto di un colpo apoplettico che aveva indebolito la sua capacità di parlare o scrivere. A sostegno fornisce una lettera di Raul de Anda Gomez, che descrive come «medico» di Fernandez. De Anda suggeriva che l'uomo morente «era una possibile vittima di persone prive di principi». Ma de Anda è uno psicoterapeuta, non un medico, e Fernandez non era suo paziente, ha detto la Quintero. Intervistata a Città del Messico ha detto al Courant che Fernandez «fece la sua dichiarazione in pieno possesso delle facoltà mentali». Francisca Toffano Del Rio, una psicologa che fece parte del team ospedaliero che si prese cura di Fernandez, ha avallato la valutazione delle Quintero, che tra le altre cose ha affermato che de Anda visitò Fernandez tre o quattro volte, all'ospedale. La prima volta che lo incontrò, ha aggiunto, de Anda accompagnava Maciel, che cercò di convincere Fernandez ad andare in Spagna con lui per curarsi. In modo astuto, ha detto la Quintero, Maciel suggerì che anche lei avrebbe potuto accompagnare Fernandez, e studiare in Spagna sotto gli auspici della Legione. Ma sia lei che Fernandez rifiutarono. Quando Maciel e de Anda lasciarono la stanza, il paziente disse alla dottoressa «Guardalo [Maciel]. È una volpe». Nella dichiarazione scritta che la Quintero ha rilasciato al Courant ice che era suo «desiderio rivelare la verità tenuta nascosta per tanti anni, visto che così tanti membri della Chiesa Cattolica e della società in generale sembrano ignorare il carattere morale di Padre Marcial Maciel Degollado». Jason Berry, scrittore di New Orleans, è autore del libro "Lead Us Not into Temptation: Catholic Priests and the Sexual Abuse of Children" [*] (Doubleday, 1992; Image paperback, 1994), per cui nel 1993 ha ricevuto un premio dalla Catholic Press Association. * “Non ci indurre in tentazione: Preti e abusi sessuali sui bambini” |