La Stampa, 28 ottobre 1999

Scendono in campo gli ebrei italiani.

Su «Shalom» una polemica intervista a John Cornwell: «Olocausto, Pio XII sapeva fin dall’inizio»

Lo storico britannico: tacque per favorire gli interessi cattolici, ecco le prove - di Maurizio Molinari

Roma - «Negli archivi vaticani ci sono ancora numerose sorprese nascoste sui silenzi di Pio XII e non tutto il materiale è consultabile». Parola di John Cornwell, l’autore del libro (edito a Londra) su Pio XII Il Papa di Hitler, che ha concesso a Shalom la sua prima intervista a un giornale italiano (in distribuzione dai primi di novembre, consultabile al sito Internet http://www.litos.it/shalom/11.99/H.htm). 

Cornwell in quegli archivi entrò con il tesserino numero 1 nel 1997 ed è convinto che ci sia ancora molto da scoprire. Sul numero di novembre del mensile della Comunità ebraica di Roma lo storico britannico, responsabile del Dipartimento di ricerca del Jesus College di Cambridge, chiede alla Santa Sede di far cadere gli «ultimi segreti su Pio XII» all’indomani della decisione di affidare a un gruppo ristretto di storici cattolici ed ebrei il compito di «rileggere» quanto già reso noto e pubblicato. Lo studioso si rivolge poi a quegli esponenti del mondo cattolico che hanno duramente criticato la sua ricostruzione dei silenzi di papa Pacelli sull’Olocausto, diventata subito un bestseller in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. «La documentazione che ho consultato negli archivi vaticani parla chiaro, sin dal 1933 Pacelli era al corrente delle persecuzioni - dice -. Quando gli ebrei venivano cacciati dalle aule lui negoziava i benefici per le scuole cattoliche e dopo le leggi di Norimberga del 1934 fu consentito ai preti di aprire gli archivi delle diocesi dove erano conservati i registri» su matrimoni misti e conversioni che permisero ai nazisti di identificare con certezza quali cattolici tedeschi fossero di una «razza impura». 

«Vi sono rapporti dettagliati dei vescovi tedeschi - sottolinea Cornwell - riguardo agli ebrei convertiti, come la Edith Stein recentemente beatificata da Giovanni Paolo II, che soffrivano quanto gli altri, ma furono tutti ignorati». A chi gli ha contestato di non aver trovato nuove fonti, Cornwell risponde e rilancia: «La Storia non è una gara podistica, nessuno mette in dubbio l’autenticità di quanto ho trovato sul silenzio del Papa davanti all’Olocausto né le 60 lettere - che nessuno aveva mai letto prima - di Francis D’Arcy Osborne, ambasciatore inglese presso il Vaticano. Ma perché prima di me nessuno aveva pensato di pubblicare questi documenti non solo sul silenzio ma su una sorta di complicità profonda fra il Vaticano e il nazismo mentre Pio XII rischiava di diventare santo durante il Giubileo?». 

Shalom ospita anche un’intervista a padre Blet, autore di un saggio in difesa di papa Pacelli, secondo cui un’azione più incisiva contro i nazisti «avrebbe significato l’esecuzione di un numero ancora più alto di ebrei e sacerdoti». Risponde Cornwell: «Se questa fosse stata la vera ragione, perché Pio XII a guerra finita non lo disse, non chiese scusa spiegando al mondo le ragioni del suo silenzio? Pio XII scelse di tacere anche dopo, quando non era più minacciato da Hitler, sul perché aveva taciuto privando della sua testimonianza apostolica le giovani generazioni». 

Con la pubblicazione del botta e risposta fra Cornwell e padre Blet Shalom segna un momento di svolta anche nel tradizionale approccio di basso profilo degli ebrei italiani al caso di Pio XII. «L’istituzione della commissione sugli archivi offre la possibilità di cercare non vendette ma verità» dice Massimo Caviglia, direttore del mensile ebraico, che auspica la «pubblicazione anche in Italia del libro di Cornwell» e si propone di alzare il velo su ferite che la Storia fa fatica a rimarginare: «Dopo la razzia del 16 ottobre 1943 e prima della deportazione gli ebrei di Roma vennero tenuti 48 ore nel collegio militare in attesa di un intervento vaticano, che non ci fu».

 
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